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Quel posto a due palmi dal naso


 

C’era una volta uno strano ragazzetto che spesso e volentieri finiva per cacciarsi nei guai.

 

All’inizio erano tutti guai semplici, abbastanza piccolini, nulla di che.

 

Purtroppo, però, man-mano che i giorni passavano, le cose iniziarono a peggiorare e i guai presero a divenire sempre più grossi, più pesanti, più opprimenti.

 

Di volta in volta, dunque, il ragazzetto doveva mettersi di buona lena per provare a risolvere tutto e così, cercando di fare sempre meno rumore possibile, s’adoperava al meglio che poteva per riuscire a districare ogni groviglio, ogni nodo e ogni impiccio.

 

I giorni, insomma, passavano in questo modo, con qualcosa che, puntualmente, finiva per andar storto, girar male, voltarsi al rovescio o cadere a scatafascio.

 

Nonostante tutto, il ragazzetto continuava ad affrontare ogni sciagura disperandosi, però, ogni volta sempre di più e così, mentre lui era preso e compreso da tutte queste pazze peripezie, il tempo continuava ad andar via, inesorabile, senza lasciar traccia.

 


 

Così, un bel giorno, il ragazzetto iniziò ad accorgersi che, stranamente, non ce la faceva proprio più a star dietro ai macelli, alle rotture e a tutti i guai che, nel frattempo, continuavano a piovergli addosso.

 

Le sue ossa parevano assai meno dure e forti, i suoi muscoli faticavano fin troppo, la sua mente stava divenendo, via-via, sempre più stanca e offuscata con i pensieri che, beh, apparivano, oramai, grigi e bui più d’una notte senza luna né stelle.

 

Tutto il suo essere, insomma, si stava “consumando” davvero troppo in fretta e così anche l’anima aveva finito per rovinarsi, sciuparsi, corrodersi e guastarsi fin nel profondo.

 

L’unica cosa che, almeno all’apparenza, pareva essere ancora in discrete condizioni era IL CUORE.

 

Sì, perché, a discapito di quanto non potesse sembrare da fuori, IL CUORE di quell’accidenti d’un ragazzetto era veramente grande e forte. Forse giusto un pochino “pigro” e alquanto “diffidente” ma comunque, diciamolo, poteva definirsi proprio “un gran bel cuore”.

 


 

Ad ogni modo, accorgendosi tutto a un tratto d’aver vissuto tanti piccoli “pezzi di vita” praticamente a vuoto, tentando continuamente di parare e riparare i mille e più guai che gli s’erano presentati dinnanzi giorno dopo giorno, il ragazzetto decise di provare ad attaccarsi all’unica cosa buona che gl’era rimasta.

 

Prese, allora, il suo cuore, lo fece uscire da quell’armatura super-corazzata in cui l’aveva tenuto fino ad allora, levò tutta la carta stagnola, il filo spinato, i pezzetti di legno, i fazzolettini di carta assorbente e tutte le altre mille e più schifezze con cui, pian-piano, nel tempo, l’aveva ricoperto per tenerlo sempre ben chiuso e sigillato.

 


 

Poi, dopo esser rimasto lì per un po’ a guardarlo e riguardarlo bene, decise che sì, c’avrebbe veramente provato.

 

“E’ deciso. Andrò subito ad offrirlo a... “LEI” e chissà che, magari, non mi riuscirà di fare almeno UNA cosa buona e bella nella mia vita!” pensò quel giorno tra sé e sé il “ragazzetto”, mugugnando piano, a denti stretti.

 


 

Così, detto-fatto, si mise all’opera e la sera stessa corse a far vedere com’era REALMENTE fatto quel suo cavolo di cuore a quell’altra “ragazzetta” che, subito, sembrò apprezzare tutto quello strano “luccichio” che veniva da quel coso che, per quanto era stato chiuso e rinchiuso, pareva esser veramente “come nuovo”, praticamente intonso.

 

Beh, insomma, per farla breve, la cosa finì per funzionare davvero alla grandissima e magicamente, meravigliosamente e incredibilmente, da quel giorno le cose presero ad andare un pochino meglio e poi di più e ancora più su.

 

I guai, certo, continuarono ad arrivare ma tutte le battaglie, gli scontri, le lotte e i contrasti che il ragazzetto doveva affrontare, iniziarono a divenire assai più facili, morbidi e leggeri.

 

I dolori di muscoli ed ossa venivano sempre un po’ leniti da qualche strano abbraccio e la mente, di volta in volta, sempre ripulita e lisciata a dovere da un bacio, una frase dolce, una carezza e un sacco d’altre belle cosette del genere.

 

Tutto, insomma, aveva finito per farsi più “carino” e sopportabile; ecco, diciamo quantomeno “affrontabile” e pare davvero incredibile che la “soluzione” fosse sempre stata lì, a giusto un paio di palmi dal naso, verso il basso.

 


 

Già, proprio lì, proprio in mezzo al petto ma... guardando un po’ più verso sinistra.

 

In quel posto “segreto” dove quasi nessuno va a “rovistare” perché purtroppo, a questo mondo, quasi nessuno è capace di vedere quel che veramente c’è in fondo al proprio cuore.

 


 

Nìm

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