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Rinascere


Capitolo 1

Sonia stamattina s'è alzata ancora prima del solito.

Barcollando, un po’ intontita dal sonno, va a piazzare subito sul fuoco la caffettiera e tira fuori lo zucchero dalla credenza.

Poi, è la volta del  consueto rito della lettura, con il “giornale del giorno prima” che è già lì pronto, bene in vista sul tavolino.

Sonia si siede sulla sua bella seggiola, pronta a sfogliare distrattamente quelle pagine colme di notizie che, alla fine, non verranno assolutamente recepite dal suo cervello, ancora troppo assonnato.

Uno sbadiglio di quelli “belli profondi” la fa sobbalzare e quasi per caso, lo sguardo va a finire fuori, al di là della finestra un po’ appannata.

Gli occhi, allora, s’aprono di colpo per la meraviglia e giusto qualche istante dopo il naso finisce bellamente spiaccicato contro il vetro.

Sembra proprio che un’intensa, fitta nevicata stia imbiancando il piccolo viale d’ingresso ed il cortiletto, tutt’attorno.

-Che spettacolo...- dice Sonia tra sé e sé, continuando a restar lì, tutta ammirata.

Tutt’a un tratto, il tempo da l’impressione di voler quasi scorrere più piano e mentre qualcosa, dentro di lei, sembra come slegarsi, il cuore inizia a battere più lentamente.

Per la prima volta dopo tanto tempo, Sonia sente un po’ placarsi quel maledetto senso d’ansietà che purtroppo è oramai divenuto, per lei, un qualcosa di tristemente familiare.

Gli occhi si socchiudono, il respiro si fa leggero come non mai e, quasi come per magia, il suo animo sembra svuotarsi di tutta la mestizia che, già da un po’, accompagna tutte le sue giornate.

Sono momenti veramente meravigliosi e Sonia prova ad assaporare bene, fino in fondo, ogni singolo istante.

Purtroppo però, le cose belle non durano mai molto a lungo e così, ecco che quasi subito, pace e intimità finiscono per esser spietatamente spazzate via, proprio come dei piccoli , teneri fuscelli investiti da un improvviso, arrogante ventaccio di tramontana.

Implacabili e ruggenti come non mai, ecco arrivare, infatti, alle orecchie della poverina le urla dei suoi due cari figliuoli che, come delle vere e proprie furie, stanno già iniziando un ennesimo, stupidissimo litigio.

Marco e Michela hanno dodici e tredici anni e da quando il loro papà non c’è più, pare non riescano proprio a far altro che bisticciare e accapigliarsi, riuscendo peraltro a tirar fuori ogni volta offese, urla e improperi sempre più assordanti e difficili da “ignorare”.

La vita di Sonia, dunque, è quella d’una piccola donna che s’è ritrovata, suo malgrado, a dover fare i conti con una realtà che, probabilmente, è tanto più dura e forte di lei.

Così, proprio come una bella bolla di sapone finita tra le mani d’un bimbo isterico, il piccolo, insperato “momento magico” può tranquillamente andare a farsi benedire e subito, mille strani, pesanti pensieri prendono fissamente ad affollare la testa della poverina.

Un problema, poi un dubbio e di nuovo, subito di seguito, un altro problema ed un dubbio ancora.

Sonia riapre gli occhi e dopo aver azzerato ogni singola idea dalla sua mente, inizia quasi automaticamente a darsi da fare.

Senza batter ciglio, va a rimetter mano alla credenza, per preparare la colazione.

Nel frattempo, i ragazzi continuano, senza tregua, a punzecchiarsi a vicenda, dopodiché, una volta mangiato ben-bene, a sazietà, saltano veloci giù dalle sedie e vanno a tirar su, dal pavimento, libri e cartelle.

A questo punto, come sempre, la porta di casa viene spalancata e dopo un timido saluto, tirato così, con noncuranza e da lontano, i due scappano letteralmente via, correndo come matti.

In tutto questo Sonia non ha spiccicato neanche una parola perché, a quanto pare, i giorni di questa sua “nuova vita” appaiono veramente fin troppo duri da affrontare e lei, oramai, da come l’idea d’aver tristemente perso tutta la voglia di “combattere”.

In ogni caso, anche oggi c’è da fare buon viso a cattivo gioco e una nuova giornata di lavoro, sia in casa che fuori, è già lì in attesa d’essere vissuta fino in fondo.

Così, come sempre, Sonia se ne va in camera sua e senza prestare neanche molta attenzione a ciò che sta per indossare, inizia a riempire lo zainetto, che usa a mo’ di borsa, con mille cianfrusaglie dopodiché si avvia subito, svelta e tutta trafelata, verso l’uscio di casa.

Passando, però, davanti alla finestra della cucina, uno strano, piccolo pensiero le scivola fulmineo in testa e giusto mezzo istante dopo, ecco giungere anche una strana, insolita tentazione che, senza vergogna, inizia a punzecchiare cuore e anima.

Quella mattina, in fondo, era veramente successo qualcosa di speciale e allora, perché non provare a rivivere, anche solo per un po’, quella stupenda sensazione?

La solita, pesante paura d’arrivare in ritardo al lavoro è sempre lì, ben piantata nella mente ma alla fine, a pensarci bene, si tratta solo di qualche minuto.

Giusto un paio di piccoli, veloci passetti per riuscire a voltarsi, tornare indietro e ritrovarsi nuovamente lì, dietro quella piccola finestrella; poi un rapidissimo gesto, per poter un po’ ripulire, con la mano, il vetro tutto appannato dopodiché lo sguardo può finalmente correr fuori ancora una volta.

Un battito di ciglia, un profondo sospiro e poi di nuovo, un altro ancora.

-Sembra che non sia affatto possibile rivivere le emozioni a proprio piacimento...- sentenzia però subito Sonia sottovoce, abbozzando anche un timido sorrisetto, tutto stiracchiato.

L’atmosfera, li fuori, è infatti del tutto cambiata e con il sole che splende più che mai in mezzo ad un cielo incredibilmente terso e azzurro, pare proprio che il paese, tutt’attorno, si sia oramai del tutto svegliato.

La stradina che passa lì, giusto a fianco del piccolo cortiletto dietro casa è letteralmente presa d’assalto da una marea d’automobili che, freneticamente, vanno su e giù, praticamente senza sosta.

La “ magia “ insomma è svanita del tutto ma in ogni caso, dopo una bella nevicata, ritrovarsi con una mattinata così bella e splendente non è comunque una cosa da poco.

Tutto questo, stranamente, sembra proprio aver colpito nel profondo la piccola Sonia e così, nonostante i minuti stiano continuando a correr via inesorabilmente, lei è ancora là, del tutto immobile, con la mente abbagliata e smarrita nei suoi pensieri.

-Non vedevo un sole così splendente da quel giorno…- Dice Sonia, mormorando -dall’ultima volta, nel nostro piccolo posto felice!-

Mille ricordi avvolgono ora la mente di Sonia che così, prende a vagare libera, andando a ripensare subito a quel luogo per lei quasi magico, in cui tante volte è riuscita a sentirsi veramente bene.

Un po’ più giù del paese, infatti, c’è una deliziosa valle immersa nella natura, piena di tanti stupendi alberi d’ogni tipo e contornata da un sacco di piccoli laghetti veramente meravigliosi.

È proprio quello il “ posto felice “ di Sonia ed è li che ha vissuto, insieme al suo amore e alla sua famiglia, i momenti più belli ed emozionanti di tutta la sua vita.

Arrivarci, in primavera e in estate non è poi così difficile e dopo aver percorso la piccola mulattiera, lenta e tortuosa, che scende e si insinua tra le rocce, lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi finisce davvero per ripagare di tutta la fatica.

Adesso, però, la storia è proprio ben diversa visto che in inverno è veramente quasi impossibile anche solo pensare di poter arrivare fin laggiù.

Qualche attimo, un sospiro e poi i pugni chiusi che battono forte sul davanzale della finestra.

Il cuore di Sonia vola oltre i vetri, corre lungo il sentiero, scavalca le montagne ed alla fine è lì, immerso in quel suo stupendo, magico paradiso.

Lo sguardo della bella signora si rischiara d’improvviso, dopodiché, un secondo dopo, eccola rigirarsi su se stessa e senza il minimo indugio, correre a tirar fuori stivaletti alti e giaccone pesante.

Poi la porta si apre di colpo ed ora tutto, li fuori, sembra essere veramente bello e perfetto.

Capitolo 2

L’aria frizzantina del mattino inizia a regalare un bellissimo senso di “piacere infinito” ed è una sensazione davvero unica poter sentire sulla pelle il tepore d’un sole così splendente, specie quando, guardandosi anche un po’ attorno, ci si ritrova del tutto immersi nel magnifico, brillante scintillio d’un candido manto di soffice neve fresca.

 

Di fronte a quella magnifica vista, l’anima prende a scaldarsi proprio per benino e così basta tirar su un gran bel respiro a pieni polmoni per poter finalmente iniziare il lungo cammino che l’aspetta.

 

Una dopo l’altra, le vie del paese vengono attraversate in poco più d’un quarto d’ora e la rotta adesso è rivolta verso valle, lungo i piccoli sentieri che portano giù, alla vecchia stradina dei laghi.

 

Ad ogni passo, l’aria sembra farsi sempre più calda e leggera e salendo veloce su per il naso, dà l’impressione di poter, in qualche modo, ripulite la testa da ogni brutto pensiero.

 

È un qualcosa di veramente liberatorio e così Sonia continua ad andare avanti, seguendo il piccolo tracciato che, pian piano, inizia a scomparire tra la neve sempre più alta.

 

La cosa, in ogni caso, non sembra essere affatto un problema perché la piccola signora conosce quella via ancor meglio del palmo della sua mano e così, continuando a marciare di buon passo, le riesce facile riuscire ad arrivare, in men che non si dica, davanti all’ultimo, stretto passaggio che porta giù, alla sua bella valle.

 

-Qui, però, ci vuole veramente un po’ d’attenzione!-Dice Sonia tra sé e sé, provando con estrema cautela a piantare bene i piedi nei “ punti giusti “.

 

Certo, senza tutta quella neve sarebbe decisamente molto più semplice riuscire ad infilarsi in mezzo alle strette rocce senza rischiare di rimanere incastrata, ma in ogni caso, quello stesso passaggio è stato già affrontato e superato tante di quelle volte che oramai, pare abbastanza semplice poterci riuscire senza fare stupidaggini.

 

Così Sonia resta concentrata al massimo e passetto dopo passetto, giunge ben presto dall’altra parte.

 

-Diavolo... Questo posto è forse anche più bello d’inverno che in primavera!- dice Sonia a denti stretti quando, davanti ai suoi occhi, si apre finalmente il magico spettacolo dei piccoli laghetti completamente ghiacciati ed immersi in una morbida, scintillante coperta di bianchissima neve.

 

Un passo, poi un altro e un altro ancora.

 

Lo sguardo va un po’ qua e un po’ là, e mentre il cuore vola via, lontano nel tempo, una marea infinita di mille e più ricordi prende ad affollare del tutto la mente.

 

Tanti piccoli, stupendi momenti felici, vissuti su quelle rive, rinascono all’istante nella memoria.

 

Una vera e propria valanga di gioie ed emozioni scoppiate lungo quei piccoli sentieri; emozionanti, dolcissimi batticuori provati al riparo di quella o quell’altra piccola grotta, lì attorno.

 

Ogni cosa, insomma, sembra riportare la piccola, bella signora indietro nel tempo, ad una vita incredibilmente felice, senza pensieri e piena di tanti meravigliosi giorni sempre belli e colorati.

 

-Ero praticamente una bambina ed è stato proprio qui che ho incontrato il mio Antonio per la prima volta...- dice Sonia, tutta sorridente, avvicinandosi ad una grossa pietra bianca, adagiata proprio sulla riva di uno dei laghetti.

 

-E laggiù... sì, è stato lì che ci siamo dati il primo bacio e poi, un anno dopo, lui è voluto tornare proprio nello stesso posto, per chiedermi di sposarlo...- continua poi, tutta emozionata, con lo sguardo rivolto verso il fusto d’un grosso albero di larice che, giusto un po’ più avanti, va a sovrastare maestoso il ciglio dell’acqua.

 

Per la prima volta dopo tanto tempo il cuore inizia a riempirsi di felicità e gli occhi sembrano poter divenire sempre più brillanti e luminosi perché, guidati da una miriade di magnifici, dolci ricordi, hanno preso a girare e scrutare bene praticamente ogni angolo di quella piccola valle.

 

D’improvviso la prospettiva sembra quasi poter cambiare e la vita inizia ad apparire assai meno brutta, almeno fino a quando lo sguardo non finisce per andare a cadere giusto un po’ più il la, sull’imbocco d’un piccolo, scuro viottolo oramai quasi del tutto sepolto dalla neve.

 

-Ma quello... è il passaggio per il grande lago bianco!- esclama la piccola signora, sgranando gli occhi.

 

Tutti i dolci pensieri e le belle emozioni finiscono, dunque, per svanire di colpo e d’improvviso ecco che la mente viene prepotentemente presa d’assalto da un cumulo di maledetti, terribili incubi.

 

Un leggero movimento, un paio di passi e poi ancora, qualche altro in più.

 

Quasi senza rendersene conto, facendosi largo con le mani tra la neve, Sonia inizia pian piano ad avvicinarsi a quello strano squarcio tra le rocce che peraltro, in quel punto, sono incredibilmente appuntite e taglienti.

 

Ad ogni modo, la nostra signora conosce quel posto come il palmo della sua mano e perciò sa bene come fare per riuscire a superare indenne quel piccolo, stretto passaggio che poi la porterà fino alla cosiddetta “ gola nera “, il più profondo e buio anfratto di tutta la montagna.

 

In inverno poi, riuscire anche solo a far caso a quel minuscolo varco quasi del tutto invisibile è già di per sé un qualcosa di assolutamente pazzesco visto che di norma, già dai primi giorni d’autunno, finisce per esser completamente sommerso da strati e strati di neve e ghiaccio.

 

Qualche minuto, tanta attenzione ed un po’ di “ mestiere “.

 

Adesso la gola nera è di nuovo lì, proprio davanti agli occhi e al cuore.

 

-È assurdo…- Mugugna Sonia, stringendo forte i denti, una volta giunta di fronte a quel maledetto posto che, appena qualche mese fa, è riuscito a farle provare il dolore più acuto e lacerante che si possa immaginare.

 

Il suo Antonio, l’amore della sua vita, è morto lì, davanti ai suoi occhi.

 

Era il più bravo e talentuoso scalatore di roccia che la valle avesse mai visto e quella piccola, misteriosa gola sperduta, con le sue ripide pareti nere che salgono su, a picco, direttamente dalle sponde del grande lago era, in assoluto, il suo posto preferito.

 

In estate, le più belle ed impegnative sessioni d’arrampicata si tenevano proprio lì ed era sempre lì che, ogni giorno, Sonia andava a portargli il pranzo per poter poi passare insieme a lui un po’ di tempo in santa pace.

 

Quella dannata volta però, la malasorte ha evidentemente deciso di metterci lo zampino e così è successo che due giovani scalatori forestieri, attirati dalle voci su quell’incredibile posto, hanno pensato d’avventurarsi in una bella arrampicata “fai-da-te”.

 

Purtroppo però, il periodo non era esattamente dei migliori visto che l’autunno era ormai alle porte e le prime pesanti piogge, dopo un’estate tanto calda e particolarmente secca, avevano reso molti punti della parete rocciosa veramente pericolosi.

 

Antonio quella mattina, aveva perciò cancellato tutte le lezioni e se n’era, piuttosto, rimasto tranquillo lì a fondovalle, assieme alla sua bella mogliettina, per rilassarsi un po’, pescare e magari buscarsi anche qualche bella, dolce coccola fuori programma.

 

La giornata era veramente stupenda e così, dopo aver mangiato qualche buon panino ed un paio di fette della famosa  torta di mele e agrumi fatta dalla sua brava mamma, Antonio era già pronto a metter mano alla sua fidata canna da pesca quando, tutto all’improvviso, s’era sentito chiamare a gran voce proprio da Sonia che sembrava veramente tanto spaventata.

 

-Amore corri, ci sono due pazzi lassù, sulla parete!- gli aveva urlato, con un brutto tono pieno d’angoscia.

 

Da esperta guida alpina e istruttore d’arrampicata, Antonio s’era subito reso conto della gravità della situazione, così senza pensarci su due volte s’era messo a correre come un matto verso un’increspatura tra le rocce che, partendo da un lato e finendo dall’altro, va a tagliare a metà proprio tutta la parete della montagna.

 

-No, aspetta, che vuoi fare?- Gli aveva gridato Sonia, assolutamente terrorizzata.

 

Antonio, però, pareva non averla neanche sentita e così, continuando a tirar su balzi su balzi, aveva preso a scalare, senza attrezzatura, quella sottile fenditura, con la speranza di poter riuscire ad arrivare fino ai due ragazzi prima che le cose si potessero mettere male.

 

Giù, da basso, intanto, Sonia tratteneva il fiato ed andava avanti a maledirsi, mille e mille volte, per il fatto d’averlo avvertito.

 

-Accidenti a me... dovevo solo prendere la radio e chiamare l’elisoccorso!- continuava a ripetersi la poverina mentre, a mani giunte e tremanti, pregava che tutto potesse andare a finir bene.

 

Le suppliche, forti e sentite più che mai, sembravano proprio funzionare alla grande, visto che Antonio, in men che non si dica e senza alcun problema, era già riuscito ad arrivare a poche decine di metri dai ragazzi.

 

-Ehi voi!- aveva allora urlato l’uomo, con tutto il fiato che aveva in corpo -mollate subito tutto e cercate solo di scendere fino a qui il più velocemente possibile!-

 

Alla vista di Antonio, senza attrezzatura da scalata, che si sgolava per esortarli a raggiungerlo, I due ragazzi s’erano subito resi conto che, evidentemente, stava accadendo qualcosa di grave così, senza perder tempo, avevano preso a darsi da fare per invertire la marcia ed iniziare la discesa.

 

Sembrava, insomma, che tutto stesse andando per il verso giusto ed in un mondo perfetto questa storia si sarebbe dovuta concludere con un provvidenziale, eroico salvataggio.

 

Purtroppo, però, a volte la realtà è veramente fin troppo crudele e così ecco che, tutto all’improvviso, un grosso costone di roccia ha finito per cedere, prendendo a venir giù implacabilmente dalla cima della montagna.

 

Solo un Istante dopo, un enorme, agghiacciante fragore è arrivato ad invadere tutta la piccola valle, scuotendo il cuore di tutti gli abitanti.

 

Un caos totale, tanta polvere e la terra che trema dopodiché solo un gran silenzio ed una pesante, infinita tristezza perché lì, in quel giorno sfortunato, ogni cosa è andata perduta, con la vita che, inevitabilmente, non ha più potuto essere la stessa.

 

In quel preciso momento anche l’anima di Sonia s’è fatta in mille pezzi e d’improvviso, dal suo cuore è stato spazzato via anche il più piccolo, minuscolo brandello di felicità.

Capitolo 3

Un po’ di tempo è passato da quel giorno ed anche se una miriade di brutti, orribili ricordi pieni di silenzi, singhiozzi e lacrime continua a girare vorticosamente nella testa della piccola, sfortunata signora, sembra proprio che per qualche strano motivo lei abbia voluto comunque trascinare il suo povero cuore ferito di nuovo laggiù, ai piedi di quella stramaledetta montagna che in un solo istante ha sconvolto tutta la sua vita.

 

Adesso però, quel paesaggio così familiare sembra come del tutto diverso e subito gli occhi paiono restare come ipnotizzati di fronte allo stupendo scintillio dei milioni di minuscoli cristalli di ghiaccio che, a pelo d’acqua, ricoprono quasi tutta la superficie del grande lago bianco.

 

Come una leggera, candida coperta, la neve ha difatti ricoperto ogni cosa e dunque non v’è assolutamente più traccia dei piccoli viottoli scolpiti nella pietra, né tantomeno degli stupendi praticelli d’erbetta fine su cui d’estate è così bello passeggiare tranquilli, a piedi nudi.

 

L’atmosfera di quella piccola gola sperduta sembra quasi ancor più straordinaria e suggestiva che mai; un vero e proprio spettacolo della natura che però pare proprio non riuscire a fare effetto fino in fondo sul cuore di Sonia che adesso se ne rimane lì, immobile e in silenzio, con lo sguardo spento e perso nel vuoto.

 

Come in una sorta di strano “ viaggio nel tempo “, in cui sogno e realtà riescono magicamente a fondersi l’un l’altra, mente e anima prendono a volare via lontano, per ripensare, sentire e rivivere un’infinita valanga di ricordi, nostalgie ed emozioni del passato.

 

Quanto tempo e quanti bei momenti aveva vissuto laggiù assieme agli amici, al suo Antonio, i suoi ragazzi e tutta la famiglia; quante risate, baci, scherzi, giochi e abbracci s’era goduta durante quegli anni così felici.

 

Sonia, comunque, inizia a sentirsi veramente bene e lasciandosi andare a questo dolce, tiepido oblio, riesce finalmente a far sparire tutti quei brutti pensieri che da troppo tempo continuano ad assillare la sua vita.

 

Un bel ricordo, poi un altro e un altro ancora.

 

Completamente abbandonata in questa suadente, incantata successione d’istanti, Sonia finisce però per perdere ogni cognizione e così due intere ore volano via come niente, quasi come in un sol battito di ciglia.

 

Intanto il freddo pare voler divenire sempre più opprimente e glaciale e come se ciò non bastasse, ecco che una pesantissima nebbia, scura e fitta come non mai, sta facendo calare le proprie brame, praticamente su tutta la piccola valle.

 

Una veloce folata di gelido vento arriva d’improvviso dall’alto ma poi, subito dopo, eccone un’altra assai più dura, irruenta e tagliente.

 

Tutt’attorno, le pareti rocciose, la neve, la superficie dell’acqua e ogni singola pietruzza finiscono per essere brutalmente investite ma, naturalmente, l’unica a poter accusare davvero il colpo è proprio la piccola Sonia.

 

I suoi occhi e la pelle del viso sono brutalmente pizzicati da mille minuscoli frammenti di brina che scendendo giù veloci, mischiati all’aria fredda e pungente, finiscono per farle veramente tanto male.

 

-M… ma che succede?- quasi urla, allora, la poverina, ridestandosi finalmente da quello strano senso di “dormiveglia” in cui era rimasta prigioniera sino ad ora.

 

il cuore, nel petto, batte all’impazzata e la gola sembra come stringersi sempre di più, mentre un pesante senso di smarrimento giunge, come un fulmine a ciel sereno, a scuoterle l’animo, fin nel profondo.

 

Ora il panico sembra farla proprio da padrone e così, come accade tutte le volte che non si riesce a ragionare con lucidità, Sonia s’affida all’istinto che, logicamente, può suggerire una cosa sola.

 

-Devo correre via di qui!- Dice dunque a denti stretti la poverina, mentre fa per voltarsi subito indietro.

 

Purtroppo per lei, però, la caligine che è scesa tutt’attorno appare veramente densa e nera come la pece e così, ecco che al primo movimento azzardato, arriva puntuale anche il fatidico, terribile “ passo falso “.

 

Un rumore sinistro, un brutto, tremendo stridio e poi un forte colpo sordo che rimbomba pesantemente tra le pareti della piccola gola.

 

È una caduta maledettamente pesante e rovinosa che finisce per far inesorabilmente precipitare la povera Sonia proprio fin laggiù, tra gelide, torbide acque del grande lago bianco.

 

Per un momento, un silenzio quasi irreale piomba tutt’attorno ma poi ecco un urlo, un frenetico, convulso muovere d’acqua e qualche singhiozzato, pesante colpo di tosse.

 

Anche se quasi del tutto tramortita, Sonia è per fortuna ancora viva e cercando di muoversi, nuotando meglio che può, riesce in qualche modo ad aggrapparsi alla riva.

 

Il dolore, comunque, è davvero molto forte e sembra attanagliare praticamente tutto il corpo quando Sonia, facendosi forza, prova a tirar su il capo nel tentativo di scorgere il ciglio dell’argine da cui è caduta.

 

Con il collo teso e spingendo con le braccia, la poverina prova più volte a tenersi stretta a qualcosa per cercare d’uscire subito dall’acqua ma, a quanto pare, quel maledetto arenile è davvero troppo alto, ripido e scivoloso per poter sperare di riuscire a risalirlo.

 

-Maledizione… è impossibile!- pensa allora Sonia, col cuore in pena, continuando comunque a provare e riprovare.

 

Ad ogni movimento, però, le cose sembrano andare sempre peggio perché, se prima era stata utile per attutire la caduta, la densa melma della riva del lago si sta adesso comportando come una sorta di vere e proprie sabbie mobili inghiottendo, centimetro dopo centimetro, praticamente tutto il corpo della povera, sfortunata signora.

 

-È finita...- mormora allora Sonia mentre, del tutto disperata, va ad affondare entrambe le mani in quella maledetta fanghiglia nera che, oramai, la ricopre quasi fino al petto.

 

La situazione è a dir poco disperata e sembra proprio che il coraggioso cuore di Sonia debba per forza arrendersi, una volta per tutte, ad un triste, maledetto destino.

 

Un respiro profondo, poi un altro e un altro ancora.

 

Mille brutte immagini ed un milione di pesanti pensieri affollano la testa intorpidita; gli occhi si chiudono e quando anche l’ultima goccia di coraggio abbandona la mente, Sonia capisce che è veramente arrivato il momento di “ mollare il colpo “ e darsi per vinta, una volta per tutte.

 

Così, il tempo passa, e ne passa un bel po’ ma mentre tutt’attorno, un laconico “muto chiasso” pare voler dare l’impressione che ogni cosa sia oramai, tristemente decisa, ecco che uno strano “flash”, un brillante, forte bagliore, arriva d’improvviso ad illuminare ogni cosa.

 

Nello stesso istante, dietro le palpebre chiuse della bella signora addormentata, ecco apparire un’immagine, una vecchia fotografia un po’ sbiadita, un bellissimo scatto di lei che abbraccia forte i suoi figli ancora piccoli.

 

Quella foto, piena di calore e gioia, Sonia la tiene da sempre li, appiccicata allo specchio della camera da letto, ed era stato proprio il suo Antonio a scattargliela, durante una delle tante belle giornate passate, tutti insieme, proprio sulle rive di quello stesso lago.

 

Un’immagine veramente stupenda che però, già da tempo, era stata come “messa da parte”, inconsapevolmente cancellata da ogni pensiero , spazzata via dalla memoria, insieme a tutte quelle che, in un modo o nell’altro, rischiavano di riportare alla mente ciò che era accaduto, quel maledetto giorno, giusto in quel maledetto posto.

 

A rivederla Sonia ha come un sussulto ed un attimo dopo, ecco che una strana, stupenda sensazione di calore prende ad avvolgerle prima la pancia e poi, via via, anche tutto il resto, dalle punte dei piedi a quelle dei capelli.

 

Sembra quasi una specie di strana, curiosa magia che adesso, attimo dopo attimo, va avanti a riempire la testa con una marea di stupendi, dolci ricordi pieni solo di tanta felicità, allegria e spensieratezza.

 

La vita, in fondo, non ha riservato soltanto dolore e tristezza.

 

È successo solo che, a causa d’una spaventosa, terribile tragedia, il cuore ferito a morte, s’è completamente chiuso in se stesso ed ha finito per “ dimenticarsi “ di tutti gli stupendi attimi di gioia e delle tantissime belle emozioni che, fino a quel momento, era riuscito a provare.

 

Allora, ecco una risata, un sorriso e poi un bell’abbraccio forte.

 

Gli occhi di Sonia si spalancano di colpo e adesso un solo, chiarissimo pensiero pare poter trovare posto nella sua testa.

 

-Marco, Michela!- urla allora la piccola signora, stringendo i pugni.

 

L’animo vinto e rassegnato che aveva deciso di rimanersene lì, inerme, ad attendere solo la fine di tutto, sembra essersi come di colpo risvegliato e così, decisa più che mai, Sonia prova ancora una volta a mettercela tutta e ricomincia a tirare, spingere e divincolarsi come un’ossessa, nel tentativo disperato di liberarsi da quell’incubo che però, continua comunque a tenerla tristemente prigioniera.

 

La morsa del fango, infatti, è veramente assai fitta e pesante ed il ghiaccio tutt’attorno, pare essere fin troppo duro per poter sperare di romperlo a forza di pugni così, per quanto ci possa provare con tutta sé stessa, sembra proprio che la sfortunata signora non abbia proprio alcuna chance di riuscire a venir fuori da quella maledetta trappola.

 

Sonia, però, non da assolutamente l’idea di volersi arrendere e dunque, nonostante tutto, va avanti a dimenarsi e lottare con tutta sé stessa, almeno fino a quando, completamente esausta e distrutta dal freddo, non finisce per giungere veramente fino al completo stremo delle sue forze.

 

Intanto la dura morsa del gelo si va, via via, facendo sempre più insopportabile così, mentre i sensi paiono divenire ad ogni istante sempre più sconnessi e confusi, il cuore della bella signora finisce nuovamente preda d’un cupo, pesantissimo senso di smarrimento.

 

-No, non è giusto...- mormora, allora, Sonia a denti stretti mentre pensa che a quest’ora, non vedendola rientrare, i suoi ragazzi saranno di certo assai in pensiero.

 

Qualche altra parola un po’ confusa, un leggero movimento del capo e poi più nulla. Solo una piccola lacrima solitaria che viene giù dalla guancia divenuta oramai blu per il freddo mentre il tempo, implacabile, continua a correr via, lento e spietato.

 

Un minuto, due, cinque e via così.

 

Tutt’attorno è calato un pesantissimo silenzio e mentre la sventurata, dolce signora inizia a sentire gli ultimi piccoli brandelli di vita sfuggirle via, attimo dopo attimo, dalle dita fredde e livide, sembra quasi che persino il lago, del tutto inerte e buio più che mai, si stia come un po’ rammaricando d’aver voluto essere così spietato.

 

La speranza, dunque, è stata completamente abbattuta dai martellanti, duri colpi della sorte e così, sembra proprio che per la povera Sonia non possa esserci altro da fare se non arrendersi tristemente a quel maledetto, cupo destino.

 

Tutto, insomma, appare finito, perduto e ormai deciso.

 

Ma è proprio in momenti terribili come questo che, di tanto in tanto, finiscono con l’accadere le cose più incredibili e straordinarie.

 

Cose che sanno di “magia”, cose inspiegabili e pazzesche che, di solito, alla gente normale, piace tanto chiamare “miracoli”.

 

Per l’appunto, infatti, questa qui sembra essere proprio una di “quelle volte” e così ecco che tutt’a un tratto, la pesante aria gelida della piccola valle viene repentinamente squarciata da un fulmineo, delizioso soffio di vento caldo.

 

È una brezza sottile e leggera ma assai ben decisa che, scendendo giù dritta dal cielo, come una lama rovente infilata nel burro, arriva prima a lambire il pelo dell’acqua e poi fa per allungarsi delicatamente andando a sfiorare, carezzandolo, il bel viso, quasi esanime, della dolce signora addormentata.

 

Un istante di silenzio, poi un altro e un altro ancora finché, tutto all’improvviso, ecco arrivare da sopra il ciglio dell’argine uno stranissimo, flebile picchiettio di passi che, via via, si va facendo sempre più vicino.

 

Del tutto intontita e tristemente intrappolata in quel maledetto incubo di fango e ghiaccio Sonia non sembra, però, riuscire ad accorgersi di nulla, almeno fino a quando quel continuo incedere di passi non inizia a divenire veramente assai pesante e scandito, rimbombando, forte come non mai, nell’assordante silenzio della piccola valle.

 

“Ta-ta-ta-ta...” sente riecheggiare all’improvviso, nelle orecchie, la povera, piccola signora che subito, ridestandosi di colpo, dice tra sé e sé:

 

-N… non può essere!-

 

“Ta-ta-ta-ta-ta-ta...” continua però a risuonare, in maniera sempre più insistente, quello strano rumore che ora sembra provenire proprio dalla riva, sopra di lei.

 

-Invece si, qui c’è qualcuno!- sussurra dunque Sonia, a labbra strette, mentre cerca di ripulirsi un po’ gli occhi, tutti sporchi di fango e pieni di lacrime ormai ghiacciate.

 

-Ehi... sono quaggiù!- farfuglia, dunque, la poverina riuscendo, però, a tirar fuori solo una stanca, stentatissima vocina, tutta flebile e strozzata.

 

A stare lì al freddo, per tutto quel tempo, le corde vocali si sono quasi del tutto pietrificate così, provando a parlare, si finisce per sentire veramente solo un gran male e si ha l’impressione d’avere la gola piena di tanti piccoli, taglienti pezzetti di vetro.

 

Urlare per chiedere aiuto, insomma, è praticamente impossibile ma nonostante ciò, la bella signora non sembra affatto volersi arrendere e così, sforzandosi di resistere al dolore, prova e riprova più volte a farsi sentire fino a che, completamente stremata, non finisce per ricadere su se stessa, senza proprio più forze in corpo.

 

Il silenzio, ora, torna nuovamente a farsi pesante e tutt’attorno si può udire solo l’angosciante fischiare del vento che, greve e tedioso più che mai, continua, implacabile, a picchiare duro sulle rocce e a infilarsi tra i tanti piccoli cristalli di ghiaccio che, oramai, ricoprono quasi tutta la superficie dell’acqua.

 

È veramente questione di attimi e Sonia sente d’essere veramente tanto vicina alla fine.

 

La poverina non ha più neanche la forza d’aprire gli occhi e così, si convince di stare sognando quando, tutt’a un tratto, inizia a sentire la strana voce di un uomo, risuonarle suadentemente nelle orecchie.

 

-Ehi, sveglia!-sembra dirle, in modo deciso.

 

-Ho detto, sveglia!-Si ripete poi, subito, alzando ancor di più il tono.

 

A questo punto Sonia, nonostante sia convinta d’esser solo vittima della sua stessa immaginazione, prova comunque ad aprire gli occhi, ma giusto per qualche attimo, perché poi, abbattuta e del tutto senza forze, pare quasi non vedere l’ora di poter immediatamente tornare prigioniera di quel dolce senso di soave sopore che, se non altro, l’aiuta a non sentire più né il dolore né tantomeno la tristezza.

 

Le palpebre, dunque, sono già pronte a richiudersi ma non fanno in tempo a serrarsi del tutto che, d’improvviso, lo sguardo viene rapito da un qualcosa che, senza dubbio, ha davvero dell’incredibile.

 

Nell’aria, infatti, risuona fulmineo un nuovo, strano rumore e allo stesso tempo, proprio lì, a giusto un palmo dal naso, ecco spuntare come per magia un lungo drappo di stoffa rossa, apparentemente tirato giù da qualcuno, a mo’ di corda di salvataggio.

 

Sonia è veramente confusa e mentre fa per riaprire di nuovo, ben bene gli occhi, deve sforzarsi proprio tanto per arrivare a capire se quel che sta vedendo è proprio reale o se, invece, si tratta solo d’un altro folle vaneggiamento della sua povera, stanca mente.

 

-Dai, cerca d’afferrare la fune!- le dice però ora, con fermezza, quella voce.

 

Sonia è incredula, strabuzza gli occhi e, d’istinto, scuote forte la testa, anche se questo le provoca, immediatamente, un gran brivido di dolore lungo tutta la schiena.

 

-A... aiuto!- farfuglia, dunque, la poverina, cercando di farsi sentire.

 

-Non sprecare energie...- le risponde allora la voce, in maniera ferma e risoluta -cerca solo d’aggrapparti bene e di tenere duro!-

 

È un momento veramente cruciale e già al primo piccolo accenno di movimento, il cuore pare quasi voler saltar via dal petto perché tutto il corpo, rimasto bloccato davvero per troppo tempo in quella terribile morsa di ghiaccio e fango, finisce per impazzire letteralmente di dolore.

 

Serve, allora, una grande forza d’animo ed un infinito, deciso coraggio per riuscire a chiudere gli occhi, stringere forte i denti e provare solo a serrare i pugni, con tutte le forze, attorno a quel benedetto, piccolo lembo di stoffa penzolante.

 

Così, detto - fatto, Sonia prova a mettercela veramente tutta e alla fine, nonostante mille indicibili sofferenze, riesce per fortuna, ad aggrapparsi disperatamente a quella miracolosa, insperata ancora di salvezza.

 

-Va bene, brava, tieniti forte!- le urla ora la voce, da sopra l’argine.

 

Un bello strattone, poi un altro deciso e sicuro e via così finché, finalmente, la maledetta prigione di melma e ghiaccio non viene del tutto scassinata e Sonia, seppur tutta tremante e piegata in due dalla sofferenza, può davvero, incredibilmente, ricominciare a sperare.

 

-Dai che è tutto finito!-esclama ora quello strano uomo misterioso, con una voce che però, stranamente, oltre a non far trasparire nemmeno il minimo affanno, sembra anche voler risuonare in maniera assai più roca e soffocata rispetto a prima.

 

L’impressione è che il tizio la stia volontariamente “camuffando”, ma in ogni caso, almeno per ora, la cosa non ha davvero alcuna importanza per Sonia che, piuttosto, desidera solo ringraziare di cuore quel suo sconosciuto, benedetto salvatore.

 

-G... gra… zie!- balbetta, dunque, la poverina mentre, lentamente, fa per alzare lo sguardo.

 

-Forza, prendi questo...- s’affretta, però, a rispondere lui, senza darle il tempo di muovere un muscolo e così, neanche un istante dopo, Sonia si ritrova con la testa, le spalle e tutta la schiena completamente ricoperte da un lungo, pesante mantello di scintillante velluto rosso.

 

-Grazie, ancora grazie!- continua comunque a ripetere, più e più volte lei, cercando nel frattempo di non crollare sotto il peso di quel gigantesco pezzo di stoffa scarlatta.

 

-Beh, di certo non potrà fare molto per scaldarti ma forse, in questo modo, riuscirai almeno a ripararti un po’ da questo vento gelido!- soggiunge subito lui, seppure con tono non troppo convinto.

 

Sonia, stavolta, non proferisce parola e piuttosto se ne resta lì, tutta ravvolta e ben stretta a se stessa, sotto quella grande cappa felpata che in effetti, almeno per qualche momento, sembra riuscire a donarle un po’ di prezioso, dolce conforto.

 

Una piacevole, stupenda sensazione che però non può certo durare molto a lungo visto che l’evidente, brutto stato d’ipotermia in cui la poverina è caduta già da un po’, sta via via divenendo sempre più serio e pericoloso.

 

-Allora, non va neanche un pochino meglio?-Chiede l’uomo dopo un po’, con una punta di malcelata ansia nella voce.

 

Purtroppo, però, pare proprio che Sonia stia veramente troppo male ed anche se continua a provarci, non riesce nemmeno a muovere le labbra per fare uscire le parole.

 

I sensi sono come offuscati, la bocca è intorpidita, il respiro lento e affaticato e così, con i tremori che vanno divenendo sempre più forti e incontrollabili, basta veramente poco per far sì che la poverina finisca, inesorabilmente, per crollare del tutto.

Capitolo 4

Dopo esser riuscito a salvarla dalle gelide acque del grande lago, il misterioso sconosciuto non sembra avere proprio alcuna intenzione d’abbandonare Sonia al suo destino e così, si china immediatamente su di lei, la solleva tra le braccia e poi prende a marciare, a passo svelto, verso una grande parete di roccia che si trova giusto lì, ad un centinaio di metri di distanza.

 

Un paio di salti, qualche agile guizzo, un bel po’ di forza e fiato ed ecco che, in un batter d’occhio, i due giungono davanti ad una piccola fenditura nascosta tra le rocce che sembra avere tutta l’aria di poter essere l’ingresso d’una piccola caverna.

 

Allora, giusto qualche altro attento passo, un veloce gesto per riuscire a passare attraverso uno stretto spiraglio tra due grosse pietre e poi, finalmente, il viso di Sonia può essere dolcemente rischiarato dalla calda luce d’uno splendido fuoco scoppiettante che, a giudicare dalle ben tiepide pareti della piccola grotta, pare proprio sia stato lasciato lì, ad ardere, già da un bel po’.

 

Il peggio, forse, è veramente passato e così, dopo qualche ora passata a dormire tranquillamente al calduccio, i begli occhi della piccola, dolce signora riescono, alla fine, a riaprirsi nuovamente alla vita.

 

-Dov… Dove sono?- inizia a chiedersi subito Sonia, provando a guardarsi un po’ attorno.

 

-Cerca di stare tranquilla e non ti affaticare...- le risponde, sempre assai roca e un po’ costretta, la voce di quell’uomo misterioso.

 

-Tu m’hai... sì, tu mi hai salvata di nuovo!- barbuglia allora Sonia, andando a fare anche un piccolo gesto di “ ringraziamento “ con il capo.

 

-Non è molto saggio avventurarsi fin quaggiù durante l’inverno!- la rimbrotta, però, lui, con tono serio, mentre fa per gettare qualche piccolo ceppo di legno lì, nel fuoco.

 

-Già…- ammette lei, senza, però, aggiungere null’altro.

 

L’uomo annuisce con la testa e fa per schiarirsi un po’ la voce, come se avesse intenzione di dire, subito, ancora qualcosa.

 

Poi, però, se ne resta zitto e senza fermarsi neanche un attimo, continua a mettere su, ciocchi su ciocchi, tra le fiamme del braciere che in questo modo, pian-pianino, si vanno facendo sempre più alte e luminose.

 

In poco tempo, dunque, ogni angolo della piccola grotta viene pervaso da un dolce, stupendo tepore ma mentre tutt’attorno la limpida, scintillante lucentezza del fuoco rischiara ben-bene ogni cosa, pare ancora più strano che, invece, il volto del misterioso sconosciuto continui a rimanere oscuro, del tutto in ombra.

 

A tenerlo sempre ben celato, infatti, c’è un enorme cappuccio di canapa nera, talmente largo e allungato in avanti da rendere praticamente impossibile anche solo intravedere ciò che c’è sotto.

 

La cosa, certamente, appare piuttosto strana ma nonostante tutto, sembra proprio che Sonia non abbia nessuna voglia di preoccuparsene.

 

Dopo aver seriamente temuto di non farcela, alla bella signora non pare vero d’essere comunque riuscita a cavarsela e così, ora se ne rimane là, dolcemente immersa in quel bel calduccio ristoratore, con la mente libera da ogni paura e l’anima del tutto sgombra e leggera.

 

Un bel respiro, poi un altro ed un altro di più.

 

Il panico, il freddo, la stanchezza e tutte le pesanti sofferenze che, fino a poco fa, tenevano in ostaggio corpo e spirito sembrano esser stati come spazzati via, spinti letteralmente fuori da una nuova, potente energia che, dopo esser scoppiata d’improvviso nella mente e poi anche nel cuore, pare stia riuscendo, attimo dopo attimo, ad allargarsi sempre più, in ogni dove.

 

-Ma è pazzesco, davvero incredibile!- esclama Sonia mettendosi al contempo, di nuovo ben ritta in piedi -oltre ad essere già completamente asciutta, mi sembra anche d’aver recuperato proprio tutte le forze!-

 

-Beh, meglio così, no?- le risponde l’uomo misterioso, con quella sua solita voce tutta gracchiante e soffocata.

 

-Sì certo ma è una cosa assurda!- insiste però lei, assolutamente incredula -stavo quasi per morire e adesso, invece, mi sembra di non esser mai stata così bene!-

 

-Beh sai, si dice che questo posto abbia un qualcosa di magico...- sussurra dunque l’uomo, con uno strano tono, basso e tutto sfuggente.

 

-Ma... dici sul serio?- chiede Sonia, prendendo a guardarsi ben-bene attorno, con aria un po’perplessa.

 

-Io non scherzo mai!-ribatte immediatamente lui, dandosi anche una piccola, doppia bottarella sul petto, con la mano aperta.

 

Sonia a questo punto non dice più nulla e piuttosto, pare come trasalire.

 

Quella frase lì, detta in quel modo, insieme a quel particolare gesto, le aveva fatto tornare alla mente qualcosa d’un passato che però, oramai, non esiste più.

 

Per qualche momento, i pensieri si riempiono di mille vecchi, stupendi ricordi con lo sguardo che, intanto, continua a rimanere saldamente fisso sulla figura di quello sconosciuto che però, quasi subito, prende a scuotere il grosso cappuccio nero voltandolo di colpo e con fare deciso, proprio verso l’uscita della grotta.

 

-Visto che stai bene, penso sia meglio che ti rimetta subito in cammino!-dice a questo punto l’uomo, con fare freddo e distaccato.

 

-In... cammino?-ripete lei, alquanto confusa.

 

-Vorresti restare qui per sempre?- le viene allora chiesto, con un terribile tono di voce, tutto duro e perentorio.

 

Sonia non risponde affatto ma sembra che sia rimasta molto colpita da quello strano comportamento e così, anche se sa di non poter essere vista, s’affretta a fare un energico doppio cenno d’assenso con la testa dopodiché, senza indugiare oltre, scosta dalle spalle il grande mantello di velluto rosso che, finora, aveva tenuto sempre ben stretto addosso e continuando a non pronunciare una sillaba né ad emettere un solo sospiro, va a voltare lo sguardo verso la piccola apertura tra le rocce che porta all’esterno dalla grotta.

 

A questo punto, le bastano cinque, sei lunghi passi fatti in fretta per potersi ritrovare di nuovo fuori, da sola, disperatamente immersa in quella maledetta nebbia che nel frattempo, se possibile, sembra essersi fatta ancor più fitta e buia.

 

Riuscire a vedere bene dove mettere i piedi appare adesso, un’impresa veramente tanto ardua ma oramai Sonia ha deciso e così, senza star lì a pensarci o indugiare oltre, cerca subito di riprendere caparbiamente il lungo cammino che la porterà, di nuovo, fino a casa.

 

I primi metri vengono fatti in fretta, col cuore in gola e tanta rabbia in corpo ma poi, tutt’a un tratto, quell’incedere così certo e sicuro finisce per essere intralciato da uno strano, incredibile pensiero che, come una specie di “fulmine a ciel sereno”, arriva a balenare nel cervello.

 

Sonia rallenta un po’ e prova a voltarsi indietro ma così facendo finisce con l’incespicare almeno un paio di volte; allora ferma del tutto il passo e quando gira lo sguardo, un freddo brivido di sgomento va a sfrecciare le, velocissimo, lungo la schiena mentre mille odiosi, brutti ricordi tornano subito, impietosamente, a far tremare mente e anima.

 

Dinnanzi a lei, infatti, appare la maestosa, ripida parete di spigolosa roccia nera che, con aria un po’ spettrale, troneggia e fa ombra su tutto quel piccolo angolo di vallata chiamato “ il deserto “. Un Posto veramente assai strano perché per tutto l’anno, sia di notte che di giorno, rimane sempre al buio e così appare assolutamente piatto e desolato, senza la minima traccia di alberi, piante, cespugli o altre forme di vita.

 

È un luogo sicuramente curioso e suggestivo ma, a dire il vero, anche un po’ triste, soprattutto per il cuore della povera, sfortunata signora che, mai e poi mai, avrebbe voluto ritrovarsi proprio là.

 

-Ti odio, sì… io ti odio!- urla Sonia, scuotendo forte il capo da una parte all’altra, mentre dalle guance, di nuovo fredde e intirizzite, prendono a venirle giù, quasi di forza, un paio di grosse, bollenti lacrime cariche di dolore.

 

Tutto lo sconforto e l’enorme senso di rabbia che fino ad oggi sono stati tenuti forzatamente rinchiusi nei più profondi meandri dell’animo, vengono, dunque, brutalmente sputati fuori, tutto in una volta, proprio lì, giusto in faccia a quell’odiatissimo muro di pietra nera che in quel giorno maledetto, in un solo attimo, è riuscito a spazzar via tutti i sogni e le speranze dal cuore della povera, dolce signora.

 

A questo e soltanto a questo Sonia riesce a pensare mentre si sgola e piange forte, stringendo i pugni più che può, continuando a inveire, cattiva e arrabbiata, contro tutto e tutti, in quello sfogo sicuramente stracolmo di rancore e tristezza ma anche di tanta vera, forte passione.

 

Un paio di minuti, o forse cinque, o dieci, fino a perdere il conto.

 

Pesanti urla che sembrano ruggiti continuano, potenti e spavalde, a riecheggiare tutt’attorno finché, ad un tratto, l’ira sembra, finalmente, potersi placare e mentre un nuovo silenzio, profondo e tranquillo, torna a impadronirsi di ogni angolo della piccola valle, qualcosa d’incredibilmente caldo e confortevole, inizia a farsi sentire in fondo al piccolo cuore ferito della triste signora.

 

-È strano ma… mi sento come più leggera!- dice allora Sonia, un po’ farfugliando, giusto un attimo prima di rendersi conto che, adesso, la sua mente appare davvero assai più sgombra, come se di colpo fosse riuscita a liberarsi da tutti i patemi e le pesanti paure che assillavano i suoi pensieri.

 

-Chissà, magari è stato proprio il destino a volermi portare oggi, di nuovo fin quaggiù...- si dice poi, subito, mormorando a labbra strette.

 

Sembra, insomma, una di quelle volte in cui “ non tutto il male viene sempre per nuocere “ e così, l’aver finito per ritrovarsi proprio là, di nuovo ai piedi di quella montagna tanto odiata, per riuscire ad “ urlarle contro “ tutto il suo dolore, era forse l’unica cosa da fare per poter donare nuovamente la pace ad un’anima davvero troppo infelice tormentata.

 

Si, le cose devono essere andate proprio in questo modo, altrimenti non si potrebbe spiegare la straordinaria, pazza decisione di partire questa mattina, tutta sola, verso quella piccola valle sommersa dalla neve né tantomeno il lungo, caparbio cammino fino alle lontane rive del grande lago bianco.

 

Forse, persino la disastrosa, quasi fatale caduta tra quelle gelide acque è stata decisa sempre dal destino che, di certo, già sapeva che laggiù c’era comunque qualcuno pronto a correre in aiuto di quella piccola, bella signora finita nei guai.

 

-Già, non fosse stato per quell’uomo...- mormora, allora Sonia, voltando lo sguardo proprio verso quei due grossi pietroni che, poggiati l’uno sull’altro, celano l’ingresso di quella strana grotta misteriosa.

 

Con la mente certamente più libera e serena e il cuore sgombro da ogni paura, la bella signora pensa adesso proprio a lui, a come per ben due volte sia arrivato puntuale a salvarla da una fine certa, a tutto ciò che era accaduto dopo e soprattutto, alle poche ma importantissime parole che s’erano detti lì, tra le calde, pareti di quella piccola caverna.

 

-Certo che… Quel particolare gesto che ha fatto con la mano ed il modo d’esprimersi, di dire le cose...- Continua ora a ripetere Sonia, assorta e concentrata.

 

A ripensarci adesso, a mente fredda, tutto sa di “ già visto “, come fosse un qualcosa di assai familiare.

 

Un’idea, un ricordo e poi una lunga riflessione.

 

D’improvviso il corpo inizia a tremare e mentre il respiro va facendosi ogni attimo sempre più veloce, gli occhi si chiudono lentamente, con le palpebre che prendono a stringersi forte.

 

Sono attimi di pura, delirante agitazione che sconquassano e rimescolano all’inverosimile l’anima di Sonia che, per qualche momento, sembra non sapere proprio cosa fare.

 

Poi d’improvviso, il cuore dentro al petto inizia a martellare colpi su colpi ed assolutamente certo d’aver finalmente capito ogni cosa, sceglie seduta stante di prendere lui stesso il controllo su tutto il resto del corpo.

 

Così, mille fulmini carichi d’emozione prendono a bombardare indistintamente tutti i ragionamenti e i pensieri ma poi, mentre il volto si fa serio, lo stomaco dolorante si contrae, i pugni vanno a serrarsi forte e le gambe, senza opporre la minima resistenza, prendono subito a muoversi, cercando di zampettare il più velocemente possibile in mezzo a tutte quelle maledette rocce ghiacciate e piene di neve.

 

Sono momenti che sembrano durare un’eternità ma alla fine Sonia torna sui suoi passi e adesso è di nuovo lì, proprio davanti allo stretto spiraglio tra i due pietroni che, una volta superato, la porterà nella piccola, miracolosa grotta segreta.

 

-Va bene, ci siamo…- dice dunque, un po’ confusa, mentre cerca in ogni modo di calmare un po’ il suo respiro che, invece, non sembra volerne sapere.

 

Pare proprio che l’ansia sia davvero troppa e così appare inutile anche provare a ragionare su cosa poter dire o fare una volta dentro. Sonia si schiarisce la voce, poi si china un po’ e spostandosi da una parte all’altra, riesce finalmente a infilarsi nello stretto spiraglio tra le rocce.

 

-Chi... chiedo scusa ma...- dice dunque gentilmente, mentre fa per raddrizzare la schiena e tirarsi su.

 

Le parole, però, finiscono per rimanerle quasi tutte in gola quando, giusto un paio di passi dopo, i suoi occhi si ritrovano inaspettatamente immersi in una completa, profonda oscurità.

 

Nella grotta, infatti, regna un silenzio quasi irreale e sembra non esserci più alcuna traccia né del misterioso salvatore, né tantomeno del bellissimo fuoco scoppiettante che con il suo caldo, magico tepore, aveva fatto il miracolo d’infondere di nuovo la vita nel piccolo cuore sofferente della dolce signora.

 

-M... ma non è possibile...- mormora allora Sonia, sconsolatamente delusa e incredula.

 

Come una specie di bella, coloratissima bolla di sapone che scoppia d’improvviso davanti agli occhi, il flebile, inatteso, lumicino di speranza che s’era acceso in fondo all’anima, ha finito per essere crudelmente soffiato via in un solo istante ed ora il pesto e bistrattato cuore della dolce Sonia è già lì pronto a fare i conti con quell’odioso, pesante senso di profonda malinconia che anche stavolta arriverà di certo ad assalirlo, colpendolo forte e senza alcuna pietà.

 

È una sensazione che la bella signora conosce, oramai, fin troppo bene; uno strano, diabolico meccanismo che come una sorta di pazzo flipper andato in tilt, fa schizzare panico e tristezza su, dritti fino al cervello e poi, una volta sconquassati pensieri e ragionamenti, li ri-spara subito giù, proprio al centro dello stomaco, per poter iniziare a “donare”, partendo proprio da lì, un bel po’ di “gustosissimi” crampi di sana sofferenza a praticamente, tutto il corpo.

 

Così, anche stavolta, Sonia sembra assolutamente già bella e pronta a “ subire il colpo “ e se ne rimane là, rassegnatamente mesta e a capo chino, in attesa di sentir scoccare la solita, maledetta scintilla di fredda disperazione che poi, un attimo dopo, farà partire tutto il dannato “meccanismo”.

 

Passa un istante, poi due e qualche altro ancora ma stranamente tutto rimane tranquillo, regolare, “ incredibilmente “ sotto controllo.

 

Non c’è proprio alcuna voglia di scoppiare nel solito, improvviso pianto disperato, né pare esserci traccia dell’odiosissimo, soffocante senso di mancanza d’aria che, ogni volta, arriva a prendere brutalmente d’assalto gola e polmoni.

 

È un sensazione veramente strana, quasi impossibile da descrivere a parole ma a volerci proprio provare, si potrebbe magari dire che è come se, di colpo, fosse scoppiata dentro al petto una potentissima, nuova forza mai provata prima.

 

Sembra quasi di stare vivendo una specie di sogno a occhi aperti e così, mentre un’enorme, fresca ondata di coraggio arriva a dare nuova vita al cuore ferito, d’improvviso tutti i brutti pensieri, le ansie e gli assilli che stavano lì, perennemente sospesi tra mente e anima, iniziano ad apparire assai più banali, piccoli e leggeri.

 

Allora, subito, la testa prende a scuotersi ben-bene, lo sguardo s’accende d’una stupenda, nuova luce e con le sopracciglia che s’aggrottano decise, dalle labbra semichiuse viene finalmente fuori una voce assolutamente ferma e risoluta.

 

-Devo tornare a casa!-

 

Giusto un’altra, sfuggevole occhiata alla piccola grotta ormai tristemente buia, dopodiché Sonia si volta indietro e qualche attimo dopo, è di nuovo la fuori.

 

Questa volta, però appare veramente sicura e determinata, ma ad ogni modo, seppur con queste nuove “armi” a disposizione, c’è sempre da fare i conti con quello che pare proprio essere un cammino assai duro e difficile da affrontare.

 

Sembra, infatti, che il fato voglia comunque continuare a “remare contro” e così ecco che, oltre al gran gelo, sempre più tosto e pungente, ci si sia messa pure la maledetta nebbia che, se possibile, dà ora l’impressione d’essersi fatta ancora più pesante, fitta e scura.

 

Ciò nonostante, Sonia continua, in cuor suo, a sentirsi assolutamente forte e sicura e allora, dopo il primo passo c’è anche il secondo, il terzo via così, per più d’un’ora di cammino, senza mai indugiare.

Capitolo 5

Giunta appena fuori dalla Valle, però, fame e stanchezza iniziano a prendere il sopravvento ma soprattutto il gelo, con tutta la sua dura, spietata forza, sta battendo forte, colpo su colpo, arrivando con arroganza, praticamente fino alle ossa.

 

 

Le raffiche di vento, taglienti e precise come vere e proprie lame di coltello, non danno tregua, colpendo a fondo senza lasciar respiro e mentre la povera, piccola signora cerca comunque d’andare avanti al meglio possibile, il tempo continua imperterrito a volar via, veramente troppo in fretta.

 

 

Di “ore di luce”, purtroppo, non ne son rimaste poi molte ma il viaggio è ancora lungo visto che, in verità, la strada fatta non pare essere poi così tanta.

 

 

Pensando a questo, il cuore di Sonia riprende, sciaguratamente, a tremare di paura e attimo dopo attimo tutte le belle, nuove speranze appena ritrovate, paiono poter divenire sempre meno forti e sicure.

 

 

È un momento proprio difficile e sembra quasi che il destino malevolo voglia a tutti i costi continuare a caricare sulle spalle, già fin troppo martoriate della poverina, qualche altra bella, pesante mazzata.

 

 

Freddo, vento e tempesta la fanno, oramai, proprio da padroni e mentre, sotto ai piedi, il piccolo sentiero si va facendo sempre più stretto e invisibile a causa della neve alta, le forze iniziano, purtroppo, a venir nuovamente meno.

 

 

-Non ce la posso fare!- Prende a dire e ridire Sonia, nella sua testa, mentre cerca di proteggere il viso dal furioso impeto della tormenta che, sfortunatamente, pare volersi fare ogni attimo sempre più forte e pericolosa.

 

 

Passo dopo passo, l’andatura diviene sempre più stentata, le mani tremano, il respiro rallenta e i piedi fanno così tanto male che, davvero, verrebbe quasi voglia di mollare tutto, lasciarsi andare e finirla lì.

 

 

Presa dalla disperazione più nera, la povera, sfortunata signora inizia seriamente a pensare al peggio ma per sua fortuna, pare proprio che in questa folle, assurda giornata i “miracoli” non siano ancora finiti.

 

 

Tutt’a un tratto, infatti, un sottile, ammaliante alito di vento caldo giunge, leggero e avvolgente, ad accarezzarle, ancora una volta, il viso ma lei è talmente attenta e concentrata sulla strada da seguire da non accorgersene nemmeno e così, con uno sguardo tristemente spento e assorto, continua ostinatamente ad andare avanti.

 

 

Purtroppo, però, solo qualche altra nuova, profonda orma può esser lasciata sul candido manto di neve fresca perché poi, non molto dopo, le gambe iniziano a tremare e a fare sempre più male, finché, completamente congelate e senza più forze, arrivano di colpo a cedere del tutto.

 

 

-Stavolta è finita!- mormora Sonia mentre prova comunque a rialzarsi in qualche modo.

 

 

Si è già detto, però, che le cose più incredibili e pazzesche finiscono per accadere sempre nei momenti più difficili e così, tra il fragore dei tuoni che rimbombano violentemente tutt’attorno, il vento che soffia e ulula feroce e lo sbattere sordo della neve che scende giù, sempre più pesante e cattiva, a picchiare forte contro il cappuccio della giacca, pare ancora più assurdo arrivare, tutt’a un tratto, a sentir risuonare nelle orecchie una stupenda voce, dolcemente “familiare”.

 

 

-Non arrenderti proprio ora!- si sente, dunque, dire Sonia, solo un attimo prima che il suo cuore prenda a battere e sbattere come un pazzo nel petto, come in preda d’un improvviso, frenetico “ attacco di felicità “.

 

 

-S… sei proprio tu!- Finisce allora per urlare, raggiante di gioia, non appena riesce a distinguere, tra la fitta nebbia, quella stupenda, possente figura incappucciata che, pian piano, va apparendo davanti a lei.

 

 

L’uomo misterioso è veramente tornato e come prima, non sembra proprio volersi perdere in chiacchiere così, immediatamente, fa per avvicinarsi alla “sua” bella signora e scostando un po’ il mantello si china su di lei dopodiché, cingendola delicatamente per la vita, l’aiuta a tirarsi su.

 

 

Sonia è come in estasi e desidera parlare, dire tante cose, porre tutte le mille domande che, fino a poco fa, le giravano vorticosamente per la testa così, prova a restare calma il più possibile e dopo aver preso un bel respiro profondo dice, giusto con un filo di voce:

 

 

-Ascolta, io... volevo sapere una cosa...-

 

 

-Mi dirai tutto dopo!- obietta, però, l’uomo in maniera ferma e risoluta -Se non vogliamo rischiare di finire nel bel mezzo della tempesta, dobbiamo proprio darci una mossa!-

 

 

Sonia però, scuote rabbiosamente il capo perché il desiderio di conoscere la verità la sta letteralmente facendo impazzire e deve voltarsi indietro almeno un paio di volte per riuscire ad ammettere che il suo misterioso salvatore ha decisamente ragione.

 

 

Un po’ in lontananza, infatti, grandi e minacciose scariche di fulmini continuano a venir giù, rischiarando i fumi della nebbia tutt’attorno e visto che sembrano farsi, via via, sempre più vicini, appare piuttosto chiaro che adesso c’è da pensare solo a correr via di lì, senza perdere altro tempo.

 

 

Allora adesso, il capo della bella signora può solo limitarsi a fare giusto un piccolo, veloce cenno d’assenso e così, senza altri indugi, il cammino può finalmente riprendere.

 

 

Ora, però, Sonia non è più da sola e così, rassicurata nell’animo e soprattutto ben scaldata e protetta da quel grande mantello di velluto rosso, può veramente, di nuovo, sperare di potercela fare.

 

 

La strada, certo, è piuttosto lunga ma i due prendono subito ad andare avanti di buon passo e così, stringendosi sempre di più l’uno all’altra, riescono, in pochissimo tempo, a lasciarsi dietro le spalle gran parte del lungo sentiero innevato.

 

 

Grosse pietre alte ed aguzze, pericolose lastre di ghiaccio e un bel po’ di azzardati, stretti passaggi finiscono con l’esser, pian piano, superati e così, arrivati a questo punto, sembra proprio che si possa dire che oramai, il peggio è veramente passato.

 

 

Nonostante tutto, però, Sonia appare ugualmente piuttosto afflitta e agitata perché la sua mente continua ad esser ferocemente attanagliata da mille pazzi dubbi, mentre il suo cuore sembra proprio esser caduto preda d’una pesante, incomprensibile sensazione d’incertezza e paura.

 

 

Alla poverina sembra proprio d’esser lì-lì per impazzire e così, dopo aver provato in tutte le maniere a restarsene comunque zitta e tranquilla, capisce di non poter proprio più resistere, neanche per un altro secondo.

 

 

-Ascolta, io non riesco proprio a capire il perché…- dice dunque, tirando fuori una vocina un po’ tremante ma al contempo assai forte e ben decisa -ma dal momento in cui sei apparso, ho ricominciato a provare una strana sensazione, qualcosa di assolutamente folle, che mi piaceva tanto sentire quando, accanto a me, c’era una persona che ora, purtroppo, non c’è più da tempo!-

 

 

Alla fine, ciò che si doveva dire è stato finalmente detto e così, adesso, il silenzio può tornare, serrato e forte come non mai, a scandire il cammino mentre la povera, dolce signora se ne resta comunque lì, a mordersi le labbra, intenta a fissare distrattamente il nulla.

 

 

Qualche altra piccola, leggera manciata di secondi vola via in questo modo ma poi, tutt’a un tratto, ecco che il grande mantello di velluto rosso viene un po’ scostato da una parte ed una mano da vero uomo, callosa e dura più che mai, finisce per andare a poggiarsi delicatamente sulle piccole ma forti spalle della dolce Sonia.

 

 

-Deve essere veramente molto dura per te…- dice poi l’uomo misterioso, facendo teneramente risuonare la sua voce, bassa e pacata, in mezzo al rumore incessante dei passi.

 

 

Proprio come prima, dunque, il cuore sobbalza carico d’emozione ma stavolta non sembra possibile riuscire a calmarlo tanto facilmente e allora, ecco che con il battito a mille e l’anima, pure lei, tutta sconvolta e elettrizzata, diviene praticamente impossibile, per la piccola signora, riuscire a trattenere le lacrime.

 

 

-Ehi, cosa succede?- Chiede allora l’uomo, un po’preoccupato.

 

 

-Ecco, io proprio non lo so…-Gli risponde lei, portandosi agli occhi allagati di lacrime, un piccolo angolino del grande mantello di velluto rosso che, a dire il vero, teneva lì, ben stretto in mano, già da un po’.

 

 

-Il fatto è che, in fondo al cuore, sento una specie d’assurdo, incredibile dubbio...-Aggiunge poi Sonia, quasi subito, decisa a continuare il discorso.

 

 

-Tu hai dei figli, vero?- Le chiede però, tutto all’improvviso, l’uomo misterioso, interrompendola bruscamente.

 

 

Sonia, allora, si morde la lingua e capendo di non poter proprio continuare a insistere, cerca in ogni modo di soffocare l’impetuoso incendio di emozioni che, frattanto, sta continuando a divampare rabbiosamente dentro di lei. Decide così, di non aggiungere assolutamente nient’altro e piuttosto, si limita a rispondere alla domanda, facendo semplicemente di “ sì “ con il capo.

 

 

-E dimmi…- continua a chiedere dunque lui, come se niente fosse -sono dei bravi figliuoli o ti danno molto da fare?-

 

 

Sonia fa un gran respiro e subito prende a dire che il suo Marco e la sua Michela sono sempre stati due ragazzi splendidi ma poi, ancor prima di finire tutta la frase, s’interrompe di colpo e facendo per alzare bene lo sguardo verso il grande cappuccio che, ancora, continua a coprire il volto del suo salvatore, inizia ad urlare con voce disperata.

 

 

-Ti prego, se sei tu…- Va a dire, tirandosi anche via da sotto il grande mantello di velluto rosso- se sei proprio tu, devi assolutamente dirmelo!-

 

 

L’eco di quel grido inconsolabile, così violento e carico d’emozione, risuona forte tra le pareti della valle, come una specie di strano tuono impazzito e per un attimo, nonostante il gelo, sembra quasi che, tutt’attorno, l’aria stia quasi per prendere fuoco.

 

 

In ogni caso, nonostante tutto, l’uomo misterioso non appare assolutamente turbato e piuttosto, continua ad andare avanti in silenzio con la solita aria tranquilla e pacata, senza neanche rallentare un po’ il suo passo.

 

 

-Ma certo, è chiaro...- mormora allora Sonia, giusto qualche attimo dopo -chissà che diavolo m’ero andata a immaginare!-

 

 

Poi, veramente più nulla e così, mentre lo scalpiccio delle suole insiste a battere il tempo in maniera continua e incessante, sembra proprio che, pian-piano, il cuore possa riuscire persino a ritrovare un po’ di pace.

 

 

-Poco fa mi hai fatto una domanda...- dice però a un tratto la bella signora, facendo, pure lei, come se nulla fosse accaduto.

 

 

-Beh, la risposta è che i miei due ragazzi sono tutta la mia vita- continua poi, subito, accennando anche un piccolo sorriso un po’ amaro -ma purtroppo, proprio oggi, mi sono resa conto che negli ultimi tempi non sono riuscita a stargli accanto come avrei dovuto!-

 

 

L’uomo, allora, ha come un improvviso, piccolo sussulto ed anche se il suo viso rimane, comunque, ancora ben nascosto all’ombra di quel suo grosso copricapo, l’impressione è che stia sorridendo pure lui.

 

 

-Sono proprio contento per te!- esclama quindi, dopo appena qualche attimo d’esitazione.

 

 

-E dimmi...- soggiunge poi, con un tono di voce piuttosto strano ed enigmatico -sono dei bravi figliuoli?-

 

 

-Certo che sì!- Gli risponde Sonia, tutta orgogliosa.

 

 

-Beh, ma allora, se hai quest’immensa, incredibile fortuna, perché sei sempre così triste e malinconica?- chiede dunque lui, stringendo le spalle un paio di volte.

 

 

Sonia allora, ci pensa un attimo e da proprio l’idea di non sapere quasi cosa rispondere, così se ne resta assolutamente in silenzio, col capo chino e lo sguardo vagamente perso tra i piccoli cumuli di neve e i mille, diversi ciottoli di pietra che, lentamente, continuano a scorrerle sotto ai piedi.

 

 

A quanto pare, almeno per adesso, questo discorso è veramente troppo difficile da affrontare e così, per un bel po’, i due continuano ad andare avanti senza proferire parola, concentrandosi solo su quella che, a questo punto, sembra proprio essere la giusta strada da seguire.

 

 

Un metro, poi cento, mille e via così.

 

 

Ora il cammino è divenuto un qualcosa di veramente stupendo.

 

 

C’è il tranquillo, confortante senso di pace che la neve fresca riesce sempre a donare e c’è anche il dolce tepore dell’abbraccio di quell’uomo misterioso, il leggero, ovattato scricchiolio delle suole sul terreno, ma più di tutto, la stupenda, forte sicurezza d’avere di nuovo qualcuno accanto.

 

 

Scosso e rimescolato da tutte queste splendide, dolcissime sensazioni, il cuore di Sonia pare potersi finalmente ridestare dal lungo, pesante letargo in cui, da troppo tempo, aveva scelto di rifugiarsi e così adesso, qualcosa che sembrava andato, perso, dimenticato, inizia lentamente a riaffiorare tra i pensieri.

 

 

-Mi hai chiesto perché sono sempre triste e malinconica...- Dice allora, ad un tratto, la piccola signora, giusto con un filo di voce.

 

 

-Sì, esatto...- risponde immediatamente l’uomo misterioso -perché, davvero, io non lo capisco!-

 

 

Sonia tira su un gran sospiro, abbassa lo sguardo e scuote un po’ il capo.

 

 

-Credo che sia la paura a farmi stare così...- mugugna poi, con aria mesta e afflitta -perché, da quando sono rimasta sola, vivo praticamente nel terrore di non poter riuscire a crescere e guidare i miei ragazzi, contando solo sulle mie forze!-

 

 

Alla fine dunque, solo poche, semplici parole dette sottovoce, quasi vergognandosi.

 

 

Parole tirate fuori proprio dal profondo dell’anima, così tanto sentite e sofferte da riuscire, in un attimo, a colpire dritto al cuore perfino l’imperturbabile, freddo “ uomo senza volto “.

Capitolo 6

Quella decisa, distaccata aura, piena di tanta forte sicurezza, che fin dal primo momento aveva accompagnato ogni suo gesto, finisce infatti, come per svanire di colpo e così ecco che d’un tratto, le sue mani prendono a tremare come delle piccole foglie soffiate dal vento e mentre l’andatura inizia a farsi stranamente incerta e barcollante, le punte dei piedi finiscono addirittura con l’andare goffamente a impuntarsi qua e là, almeno un poi di volte.

 

 

Confusa e sorpresa da quest’improvvisa, strana esplosione di “ normalità “, Sonia fa subito per levare il capo verso l’alto ma prima che possa riuscire a pronunciare anche solo una parola, ecco che l’uomo ferma del tutto il passo e senza dire nulla, si volta subito verso di lei per poi prendere a stingerla, con un’incredibile, stupenda dolcezza, proprio ben forte a sé.

 

 

-Sbagli di grosso a pensare d’esser sola...- le dice poi, tirando fuori uno stranissimo, tono di voce, tutto strascicato e titubante -perché se cerchi bene tra i ricordi che hai lì, nella mente e nel cuore, potrai capire che non è affatto così!-

 

 

-Dovrei rifugiarmi nei ricordi per riuscire a trovare un po’ di coraggio?- Chiede però Sonia, un po’ triste e amareggiata.

 

 

L’uomo, dunque, allarga un po’ le braccia e dopo aver scostato tutto da una parte il grande mantello di velluto rosso, va a poggiare entrambe le mani sulle sottili ma forti spalle di quella “ sua “ piccola signora.

 

 

-Ascoltami bene!- dice poi, facendo tuonare nell’aria la sua voce ferma e risoluta -tutti i bei momenti che hai vissuto, sono adesso tanti piccoli pezzetti di felicità, conservati gelosamente nel tuo cuore. Se solo vorrai farlo, potrai aggrapparti a questo meraviglioso, grande tesoro per riuscire a superare, ogni volta, tutte le prove, i dubbi o i problemi che incontrerai lungo la strada!-

 

 

Una vera e propria “ piccola lezione “, insomma, tirata fuori per spingere e rincuorare la povera anima ferita della dolce Sonia che però, piuttosto, pare esser rimasta assai colpita proprio dalla voce in sé.

 

 

Tutte le piccole pause tra le sillabe, la cadenza nel parlare ma soprattutto il suadente, particolare modo d’esprimersi di quell’uomo, le hanno fatto tornare ancor di più alla mente un’altra persona, la più bella e importante di tutta la sua vita.

 

 

I pensieri, ora, riescono a concentrarsi veramente solo su questo e così appare inevitabile che qualche piccola lacrima prenda a scenderle giù per le guance.

 

 

-Sì, forse hai ragione tu!- esclama poi dunque, forzandosi un po’ -probabilmente è vero che non riesco più a vedere quanto, in realtà, io sia fortunata...-

 

 

L’uomo misterioso fa, allora, giusto mezzo passo indietro e poi, allungando la mano, va a tirar via, col dorso, un grosso luccicone, già mezzo ghiacciato, che pareva proprio voler rimanere lì, caparbiamente aggrappato al bel viso della dolce Sonia.

 

 

Un piccolo gesto, dolce e spontaneo, che in un attimo si trasforma in una specie di “ miracolo “ visto che, con il mento tirato improvvisamente all’insù, Sonia riesce per un attimo a gettare lo sguardo dietro quel misterioso cappuccio nero che finora ha tenuto sempre celato il volto del suo salvatore.

 

 

In ogni caso la mossa è veramente troppo veloce per poter riuscire a distinguere anche solo qualche lineamento ma il cuore di Sonia sembra, lo stesso, voler impazzire di gioia perché l’impressione è che adesso, lì sotto, ci sia un bellissimo, tenero sorriso straordinariamente pieno d’orgoglio.

 

 

Alla fine, insomma, è bastato veramente solo un attimo per far sì che tutto ciò che prima appariva solo tanto buio e triste, potesse magicamente divenire assai più bello e leggero.

 

 

Cuore e anima sembrano finalmente potersi aprire di nuovo alla vita e così, mentre mille vecchie emozioni dimenticate, iniziano a ri-scoppiare impetuosamente nella testa, Sonia, pensa che, davvero, le piacerebbe proprio tanto poter gettare le braccia al collo di quell’uomo misterioso per poterlo stringere forte e baciarlo, anche solo su una guancia.

 

 

-Grazie!- si limita però semplicemente a dire la piccola signora, tirando tra l’altro fuori una stranissima, raggiante vocina, incredibilmente sicura e serena.

 

 

Sonia sembra davvero di nuovo felice e da questo momento la sua vita potrà di certo tornare ad essere qualcosa di veramente speciale; un’avventura da affrontare con coraggio, con lo sguardo alto e fiero, sempre a fianco dei suoi due adorati, stupendi ragazzi.

 

 

Così, ora più che mai, non c’è proprio più da perder tempo e, visto che il tramonto è ormai prossimo, il pensiero può veramente essere soltanto uno: andare avanti, correndo verso casa, senza proprio più fermarsi.

 

 

I due compagni di viaggio si rimettono, allora, subito in marcia e di buon passo riescono a macinare metri e chilometri senza alcuna esitazione finché, ad un tratto, la bella signora non inizia ad accorgersi che lì, sotto ai suoi piedi, qualcosa è, improvvisamente, cambiato.

 

 

Del brutto e malconcio sentiero, pieno di tutti quei maledetti sassi freddi scivolosi, non v’è davvero proprio più traccia e invece adesso, davanti agli occhi, c’è un immenso, stupendo manto di soffice erbetta verde.

 

 

Uno spettacolo a dir poco incantevole perché, illuminato dalla tiepida luce del sole ormai calante, il leggero velo di brina lasciato dalla neve sciolta ha preso a luccicare e risplendere come non mai così, non sembra proprio di stare camminando su un normale prato, ma piuttosto su una specie d’enorme, soffice tappeto tempestato da una marea di sfavillanti, magnifici smeraldi.

 

 

-Sai, non vedo l’ora d’arrivare a casa e riabbracciare i miei ragazzi!- dice dunque Sonia, sorridendo.

 

 

-Finalmente le mie orecchie possono sentire qualcosa di veramente sensato!- le risponde l’uomo misterioso, con una bella voce, dolcemente limpida e distesa.

 

 

-Come sarebbe?- domanda, allora, lei.

 

 

-Beh, oramai avevo completamente perso la speranza di poter sentir uscire dalle tue labbra qualcosa di veramente bello e positivo!- risponde lui, abbozzando persino una minuscola, quasi impercettibile, risatina.

 

 

Per un attimo Sonia rimane lì, come un po’ perplessa, poi però alza lo sguardo verso il cielo e prende a ridere di gusto, come non faceva da chissà quanto tempo.

 

 

Tutti i guai e le disavventure vissute fino a poco fa, sembrano davvero solo un brutto ricordo e così, mentre il cielo va a tingersi sempre più d’arancio, la bella signora inizia a pensare che, in fondo, questa strana, pazza giornata ha finito per regalarle la più bella, folle avventura di tutta la sua vita.

 

 

Giunti a questo punto, però, anche l’ultimissimo passo di questo lungo, incredibile cammino sta per essere consumato e così, a giusto un centinaio di metri dal ciglio della strada principale, ecco che l’uomo misterioso si ferma di colpo.

 

 

-C’è qualcosa non va?- chiede allora Sonia, voltando istintivamente gli occhi verso quel volto che però, continua a rimanere assolutamente scuro ed invisibile.

 

 

La domanda, ad ogni buon conto, viene completamente ignorata e dunque Sonia prova ad insistere.

 

 

-Insomma, potresti dirmi cosa succede?- Dice di nuovo, con fare più deciso.

 

 

Stavolta l’uomo scrolla leggermente il capo un paio di volte, dopodiché, giusto con un filo di voce, le risponde seccamente, facendo uscire le parole tutto d’un fiato, in una sola volta.

 

 

-Credo che da qui in poi, potrai proseguire anche da sola!-

 

 

Un’unica, semplice frase che però ha il potere di far nuovamente sobbalzare di paura il cuore della povera, piccola signora.

 

 

Qualche lunghissimo, pesante attimo passa dunque nel silenzio più assoluto, ma se è vero che mai, durante tutto il tempo del viaggio, Sonia s’era immaginata che questa bella, incredibile storia potesse, in qualche modo, andare a finire in maniera diversa, è anche vero che ora le sembra veramente tanto difficile accettare di dover rimanere, ancora una volta, completamente sola.

 

 

Un veloce battito di ciglia, mezzo passo indietro e poi, di nuovo, un freddo brivido lungo la schiena.

 

 

Ancora volta, il cuore batte e sbatte forte dentro al petto come impazzito e mentre una miriade di strane idee, sconnesse e annebbiate, affollano la mente, bloccando ogni pensiero, l’anima finisce per cader preda d’un improvviso, incontrollabile raptus di rabbiosa follia.

 

 

-Io, ora… devo sbrigarmi!- dice allora Sonia, balbettando, mentre lascia cadere giù in terra il piccolo lembo del grande mantello di velluto rosso che aveva tenuto ben stretto tra le mani, praticamente per tutto il tempo del viaggio.

 

 

-Sì, devo proprio andare!-aggiunge poi, giusto un istante prima di voltare le spalle e scappar via, prendendo a correre a perdifiato.

 

 

Con la mente completamente inondata da una miriade di pesanti, improbabili paure, Sonia fila veloce come il vento, e prova a mettercela davvero tutta perché adesso il suo piccolo cuore disastrato desidera solo poter dimenticare in fretta tutta questa pazza, assurda giornata, ma soprattutto sente una gran voglia d’arrivare presto a casa, per poter finalmente rivedere e riabbracciare i suoi due adorati ragazzi.

 

 

Nonostante il fiato sempre più corto e affannato, c’è da stringere i denti e restare ben concentrati  perché adesso serve soltanto un ultimo, piccolo sforzo per riuscire ad arrivare alla grande via maestra che porta giù, fino al paese.

 

 

Ancora un po’, una piccola, ripida discesa e poi via, sempre dritto, per lo stretto sentierino fatto di pietre.

 

 

Praticamente stremata, Sonia continua a figurarsi nella mente, più e più volte, tutto il tragitto che resta da fare per arrivare fino a casa e va avanti percorrendolo velocemente col pensiero, ripassandolo metro dopo metro, cercando di ragionare bene proprio su ogni dettaglio.

 

 

-Ce la devo fare, sì ora posso farcela…- Continua a dirsi e ridirsi, sempre più sicura e decisa, scandendo una parola ad ogni passo.

 

 

Purtroppo, però, proprio quando sembrava che le cose stessero davvero andando come dovevano andare, ecco che ancora una volta, il destino sembra volersi mettere contro e così l’implacabile, travolgente corsa della dolce signora finisce per esser brutalmente spezzata da qualcosa di veramente assai strano e inquietante.

 

 

Tutto all’improvviso, infatti, Sonia inizia a sentire come una specie d’intensa, forte stretta afferrarla violentemente per la vita.

 

 

-Ma… Qui non c’è niente!- Sussurra la poverina, respirando con affanno, mentre fa scivolare una mano sulla pancia e poi anche dietro, giù per la schiena.

 

 

Metro dopo metro questa specie di strano “ abbraccio invisibile “ si va, però, facendo sempre più tirato e soffocante e così, continuare ad andare avanti diviene praticamente impossibile.

 

 

Allora, solo un’altra decina di faticosi, lunghi passi, dopodiché Sonia non può far altro che arrendersi e deve per forza fermarsi lì, con lo sguardo perso nel vuoto ed il respiro, già piuttosto rotto e ansimante, che finisce col perdersi del tutto, quando una piccola, dolce parola portata dal vento arriva a riecheggiare, d’improvviso, tutt’attorno.

 

 

-Aspetta…- Sembra chiedere, una voce disperata.

 

 

Un attimo, un istante, un nuovo soffio di vita.

 

 

Il cuore di Sonia si scuote e sobbalza forte, davvero come mai prima d’ora perché adesso è stretto e perso in un magnifico, dolce abbraccio colmo d’amore e di tanta ardente passione; una stretta potente e vigorosa ma anche gentile e delicata, proprio come quella che appena qualche ora fa, è riuscita a salvarle la vita per ben due volte.

 

 

Solo un veloce, sfuggevole battito di ciglia e magicamente, ogni cosa sembra poter tornare finalmente “a posto”.

 

 

Alzando, infatti, gli occhi di nuovo pieni di lacrime, lo sguardo della piccola signora finisce per incontrare quello fiero e profondo di quell’uomo, assolutamente non più misterioso.

 

 

-Antonio!- urla, allora lei, veramente pazza di gioia.

 

 

-Amore mio, perdonami...- Le dice lui, sorridendo dolcemente -m’è stato concesso di venire ad aiutarti ma non potevo assolutamente farti capire…-

 

 

Sonia non dice nulla e sorride piangendo di gioia, cercando solo di stringere forte a se, più che può, l’amore della sua vita che adesso, incredibilmente, è di nuovo lì vicino a lei.

 

 

-Avrei solo dovuto salvarti e poi sparire nel nulla ma alla fine non ce l’ho fatta a lasciarti andare così…- Le dice poi Antonio, carezzandole ancora una volta il viso con il dorso della mano.

 

 

Gli occhi della piccola, dolce signora continuano a rimanere sempre ben spalancati, stupendamente pieni di gioia e felicità e mentre tutto sembra davvero poter essere di nuovo perfetto, i cuori dei due innamorati iniziano a battere insieme, quasi come fossero uno solo, o meglio, l’uno dentro l’altro.

 

 

Ogni cosa, tutt’attorno, sembra quasi poter svanire nel nulla e anche il freddo sta andando pian piano a dissolversi, scalzato e sconfitto da un improvviso, delizioso venticello caldo che in maniera assolutamente straordinaria, ha preso a soffiare leggero tutt’attorno.

 

 

Sono delle piccole, misteriose folate d’aria torrida che, a dirla tutta, danno come l’idea d’esser state quasi “mandate apposta“, proprio per abbattere e tirar via quel fitto e pesante banco di scura nebbia che, a ben pensarci, l’aveva fatta da padrone fin dall’inizio di quest’avventura.

 

 

Una piccola, veloce ventata gira un paio di volte a filo d’erba e poi, subito dopo, eccone un’altra, giusto un po’ più forte e di nuovo ancora una, ma decisamente assai più robusta e vigorosa.

 

 

Le fredde brame di quella maledetta, grigia foschia paiono accusare immediatamente il colpo e come tanti piccoli fantasmi notturni inseguiti dalle prime, abbaglianti luci dell’alba, prendono immediatamente a ritirarsi impaurite.

 

 

Qualche attimo, un battito di ciglia, un pensiero e un piccolo sospiro.

 

 

Poi però, uno strano, nuovo fremito, un violentissimo, prorompente tremore che giunge, subdolo e maligno, a spezzare d’improvviso ogni cosa.

 

 

Lo sguardo felice e sognante della dolce Sonia finisce dunque per svanire di colpo, violentemente spodestato da una nuova, triste espressione, tutta tremante e piena di paura.

 

 

-M... ma cosa… sta succedendo?- urla allora a squarciagola la poverina, balbettando confusamente, mentre fissa atterrita gli occhi del suo amore che, lentamente, si vanno facendo sempre più spenti e sbiaditi.

 

 

Anche se sembra un qualcosa di veramente assurdo, pare proprio che quel subdolo, strano venticello, che sta soffiando tutt’attorno già da un po’, non sia lì per trascinare via con sé soltanto la maledetta, fredda nebbia.

 

 

Ad ogni modo, nonostante tutto, sembra proprio che Antonio desideri solo poter continuare a sorridere dolcemente e così, anche se sul suo viso i lineamenti si vanno facendo sempre più tenui e confusi, la sua espressione continua a rimanere assolutamente raggiante e stracolma di felicità.

 

 

-Ricorda sempre amore mio...- Dice dunque poi, andando a cingere, con entrambe le mani, i fianchi tremanti della sua bella, piccola signora -cerca di vivere ogni istante a cuore aperto e tieni ben stretti a te i ricordi più belli; solo così potrai davvero riuscire a raccogliere tanti nuovi, piccoli pezzetti di felicità...-

 

 

-Ma cosa dici... aspetta...- Prova però a dire la povera Sonia, col cuore in gola, mentre cerca in ogni modo d’aggrapparsi al grande mantello di velluto rosso che però, pure lui, si va facendo ad ogni istante, sempre più leggero e impalpabile.

 

 

-No, non c’è più tempo, devi ascoltarmi...- continua allora Antonio, deciso più che mai -da adesso in poi, non devi più sprecare neanche uno di questi pezzettini di felicità; dovrai viverli tutti fino in fondo, farli tuoi e tenerli sempre lì, a portata di mano, nella mente e nel cuore!-

 

 

Sonia sembra come incantata, del tutto rapita e innamorata di quella voce che, finalmente, non è più roca e soffocata, ma limpida e gentile, proprio come lei se la ricordava.

 

 

Sorride la bella signora e se ne rimane lì, stupendamente affascinata e stregata dalle splendide parole del suo unico, vero amore di sempre.

 

 

Così adesso a sussultare non è proprio più il cuore, bensì l’anima che di colpo pare come svuotata, libera da tutte le ansie e le malinconie che fino ad oggi hanno continuato a tenerla tristemente schiacciata sul pavimento freddo d’una maledetta esistenza, piatta e incolore.

 

 

-Sai, m’è proprio tanto mancato, il poter sentire la tua voce!- Sussurra Sonia, avvicinando le labbra al volto, oramai quasi del tutto svanito, del suo Antonio.

 

 

Un attimo e poi un altro piccolissimo, e poi di nuovo, un altro ancora.

 

 

Ora il silenzio è un qualcosa d’incredibilmente caldo e seducente ed è così che alla fine, i due innamorati riescono ad essere di nuovo vicini, attaccati l’uno all’altra, romanticamente uniti, rimescolati e cuciti insieme da un piccolo, lucente bacio pieno di tanta, dolcissima passione.

 

 

È veramente un’emozione fortissima, quasi da spaccare il cuore.

 

 

In un attimo, il grande, blindatissimo castello in cui Sonia aveva stupidamente rinchiuso tutti i ricordi del suo passato, finisce per venir giù di colpo, come fosse fatto di carta e così tutte le apprensioni, le gioie, le tenerezze ed i mille stupendi attimi trepidanti vissuti assieme a tutta la sua famiglia, possono finalmente, di nuovo, venir fuori.

 

 

La sensazione è veramente stupenda e sembra d’esser stati come catapultati in una specie di strana fantasia che volteggiando nell’aria leggera, si trasforma e si rigira su se stessa più e più volte, fino a divenire musica, pura melodia, suonata da due cuori che battono insieme, proprio tanto forte, come tamburi impazziti.

 

 

Due Piccole anime lucenti che si stringono ben bene l’un l’altra per poi volare via nel giro di un secondo, a mille e più miglia di distanza, urlando e vibrando vigorosamente, quasi fossero due sottili, tremolanti corde di violino.

Capitolo 7

Il tempo è fermo e mentre attimi eterni volano via in un battito di ciglia, Sonia continua a starsene lì, sempre stretta al suo amore, beatamente immersa in uno stupendo sogno ed oramai assolutamente decisa a tenere il ricordo di questo piccolo pezzetto di felicità sempre con sé, “a portata di mano”, per tutto il resto della vita.

 

 

Intanto il vento sembra proprio non voler dar tregua e folata dopo folata, si fa sempre più forte e tagliente, rendendo lo stretto abbraccio dei due innamorati, ogni istante più debole e sottile.

 

 

Il sogno, dunque, pare esser davvero destinato a finire ma stavolta il cuore non sobbalza né trema quando la piccola, dolce signora, scuotendo un po’ il capo, prova a rialzare lentamente lo sguardo per poter andare ad incontrare, per l’ultima volta, gli occhi del suo grande, unico amore.

 

 

-Aspetta, ti prego!- le dice però lui, quasi implorandola, mentre con le ultime forze rimaste, prova a stringerla a sé ancora più forte, ancora di più.

 

 

-Non muoverti, resta ferma così!- aggiunge poi subito, con un leggero, soffocato filo di voce.

 

 

Sonia è come di sasso e mentre la gola le si stringe forte, facendo veramente assai male, il cuore sembra volerle come scoppiare in petto perché, davvero, il desiderio d’andare ad incontrare, anche soltanto un’altra volta, quello sguardo che, tanto tempo fa, l’ha fatta innamorare, è veramente tanto grande e così, lì per lì, pensa che forse potrebbe far finta di nulla, di non aver sentito, di non aver capito.

 

 

Poi, però, un piccolissimo, veloce istante vola via in questo modo, senza fare proprio nulla.

 

 

Sonia indugia un po’, rimane lì e fa un gran respiro.

 

 

Poi sorride felice, e richiude del tutto gli occhi, desiderosa solo di poter assaporare bene, fino in fondo, ogni piccola goccia d’emozione e ogni singolo sussurro di piacere che questi ultimi, magici istanti riusciranno a regalarle.

 

 

Tutt’attorno, ogni cosa sembra come svanire e mentre una grossa lacrima, triste e solitaria, va repentinamente a scendere giù per una guancia, nel cuore della piccola, dolce signora, riaffiora per un attimo anche la brutta, pesante paura di doversi ritrovare, ancora una volta, del tutto sola.

 

 

Adesso però, dentro di lei, è veramente tutto cambiato e così ecco che questo maledetto, brutto pensiero non sembra proprio avere più il potere d’assumere, in men che non si dica, le sembianze di quel pauroso demone distruttore che, tante e tante volte, ha finito per prendere in ostaggio, coi suoi tormenti, sia la mente che l’anima.

 

 

Alla fine, insomma, il miracolo s’è veramente avverato e così i grigi, pesanti giorni di quella vita che, fino a ieri, appariva triste e spenta come un tramonto ormai passato, sembrano esser, d’un tratto, divenuti assai più semplici, belli e pieni di speranza.

 

 

Allora, mentre il viso viene teneramente sfiorato da un’ultima, bellissima carezza piena d’amore, Sonia si rende conto che, grazie a quel suo stupendo “ nuovo cuore “ ritrovato oggi, la vita potrà di certo tornare ad essere serena e felice come un tempo.

 

 

È il momento di riaprire gli occhi.

 

 

Di quella maledetta, gelida nebbia non v’è davvero più traccia ed al suo posto, adesso, c’è un bellissimo cielo azzurro, stupendamente colorato e rischiarato dal sole più splendente che si sia mai visto.

 

 

La piccola signora è lì, di nuovo sola e completamente circondata da tanti piccoli bagliori di luce brillante che, sfavillando in maniera quasi accecante, se ne vanno pian piano, sempre più in su, fino a perdersi del tutto tra le nuvole.

 

 

Proprio com’era improvvisamente apparso tra le gelide, strette spire della fitta nebbia, il dolce amore di Sonia, alla fine, è svanito nel nulla, magicamente volato via assieme agli ostinati, maliardi soffi di quello strano, insensato vento caldo.

 

 

-Grazie mio tesoro...- mormora Sonia, raggiante più che mai, mentre ripensa a tutto ciò che le è accaduto.

 

 

Ogni istante di questa folle, incredibile giornata rimarrà sempre impresso a fuoco nel suo cuore e nel profondo dell’anima ma soprattutto, il ricordo sarà di certo custodito gelosamente e tirato fuori, come una specie di potentissima “arma segreta”, proprio nei momenti più duri e difficili della vita.

 

 

Qualunque maledetto guaio che giungerà, come una spaventosa, fredda nebbia, a confondere i pensieri o far passare la voglia di vivere, verrà dunque spazzato via senza pietà proprio da questo dolce ricordo che di certo sarà sempre lì, pronto a “ soffiare forte “, come un improvviso, caldo venticello carico di tanto duro coraggio e d’una possente, bruciante passione.

 

 

Finalmente Sonia sorride e sta proprio bene.

 

 

Ora, pero, è proprio l’ora di tornare a casa per poter ritrovare quella vita che, davvero per troppo tempo, è rimasta lì paziente e tranquilla, ad attendere d’essere vissuta.

 

 

-I miei ragazzi saranno veramente tanto preoccupati!- Continua a dirsi e ridirsi la dolce signora mentre corre, mettendocela proprio tutta, finalmente verso casa.

 

 

Tutto, attorno a lei, è sempre uguale ma, lo stesso, appare come diverso, quasi come se fosse stato lavato ben bene, ripulito e poi rimesso lì, tranquillo al suo posto.

 

 

-Non vedo l’ora d’abbracciarli…-urla adesso Sonia, a squarciagola, con il cuore stracolmo di felicità.

 

 

Un pensiero, un affanno e poi solo tanta emozione.

 

 

Il cortile di casa è di nuovo lì, davanti agli occhi e poi, un attimo dopo, Marco e Michela possono sentire l’uscio aprirsi di colpo.

 

 

Non potrebbero certamente mai immaginare ciò che la loro mamma ha dovuto affrontare oggi e magari, almeno per un po’, non verranno neanche a sapere dell’incredibile, stupendo miracolo che, magicamente, è riuscito a cambiarle il cuore fin nel profondo ma quel che è certo è che, tra un solo, piccolo istante, avranno la fortuna di poter di nuovo provare, sulla loro pelle, la stupenda, dolce sensazione d’un autentico, forte abbraccio stracolmo di tanta gioia e tenerezza.

 

 

Un sorriso, un urlo felice e poi nulla più.

 

 

Solo un’enorme, dolce stretta, piena di tanto meraviglioso calore, che emoziona e fa sognare.

 

 

Perché alla fine sembra proprio che tutte le cose più belle e importanti di questo mondo, possano esistere solo grazie all’amore, a quello stupendo, magico miracolo del cielo che, incredibilmente, può persino riuscire a salvarti la vita se, per caso, il tuo cuore finisce per rimanere tristemente intrappolato tra le gelide acque d’una vita che, a tutti gli effetti, pare proprio somigliare ad uno  smarrito, malinconico lago ghiacciato, adagiato nel bel mezzo d’una buia, lontana valle sperduta.

 

 

Ama.

 

 

Nìm