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Melvio


Strisce gialle sull'asfalto, il simbolo del “ posto per disabili “ lì, in bella vista e poco più la, una piccola rampa di fronte ad un portone.


-Buongiorno signor Mattinio!- Dice Melvio parlando al telefono, mentre spinge la sua carrozzella verso il balcone di casa -ho visto che avete, di nuovo, messo la macchina nel posto riservato ai disabili ma adesso, giù, ci sono le mie amiche che dovrebbero parcheggiare!-

-Ma che cavolo!- urla, però, il bravo vicino del piano di sopra mentre, con fare nervoso, fa per prendere le chiavi della sua auto che stanno appese lì, giusto accanto alla porta -Sta cosa del posto riservato può anche andar bene per te, che comunque abiti nel palazzo, ma non è che adesso ci dobbiamo preoccupare pure degli ospiti!-


Non avendo assolutamente alcuna voglia di mettersi a discutere, Melvio saluta frettolosamente, chiude il telefono e poi, subito, va ad affacciarsi al balcone per far segno alle sue amiche di aspettare ancora un minuto.

Le ragazze gli sorridono ed avendo, ormai, anche imparato assai bene a conoscere lo strano vicino del loro amico, non fanno neanche una piega quando, proprio il signor Mattinio, arriva giù, in strada, imprecando istericamente contro tutto e tutti, come una specie di scalmanato.


-Accidenti, oggi sembra anche più Incavolato del solito!- Dice la ragazza sta alla guida mentre s’accosta lentamente, per potersi parcheggiare.
-Dai, sbrighiamoci a salire, che non mi va proprio d’incontrarlo!- risponde, dunque, l’altra signorina, con fare un po’ seccato.

Così, dopo una veloce, perfetta manovra, il motore dell’auto viene subito spento, dopodiché, giusto il tempo di tirar fuori la piccola sedia a rotelle pieghevole dal bagagliaio e via, ci si può involare, spingendo forte, verso l’ascensore.
Scenette simili, negli ultimi tempi, si vanno ripetendo abbastanza spesso; perché Melvio, non possedendo una sua automobile, finisce per lasciare quasi sempre libero quel posto per disabili che sta lì, giusto davanti al portone del palazzo.
Purtroppo, però, la cosa pare esser divenuta una vera e propria “ irresistibile tentazione “ per il signor Mattinio che così, spesso e volentieri, decide d’approfittarne, andando a piazzarci proprio la sua auto.


-Maledizione, oggi non c’è neanche un buco!- continua, allora, ad urlare l’imbufalito vicino di casa, battendo forte i pugni sul volante -Ma adesso glielo faccio vedere io a quei rompiscatole!-

Così, dopo aver fatto solo un piccolo, veloce giro del palazzo, il bravo vicino è nuovamente lì, al punto di partenza, assolutamente intenzionato a sistemare la sua bella macchina proprio di fianco a quella delle amiche di Melvio, in modo da chiuderla completamente.


-E ora che provino pure a chiamarmi per chiedermi di spostargliela!- dice, strillando come un matto, mentre rabbioso più che mai, scende dall’auto per andare poi a spalancare il portone con un gran calcione.
-Ma sta ancora ad urlare?- Chiede una delle amiche di Melvio, rivolgendosi al ragazzo che nel frattempo se ne era rimasto beatamente lì, sul balcone, per godersi un po’ d’aria fresca.
-Eh già, sembra che non ne abbia mai abbastanza!- le risponde lui, allargando le braccia sconsolato.

Proprio in quel momento, però, grida ed urlacci cessano di colpo e giusto qualche attimo dopo, ecco arrivare un forte tonfo, secco e sordo, accompagnato dallo squillante scampanellio d’un grosso mazzo di chiavi che va, repentinamente, a sbattere giù in terra.

-Chiamate un’ambulanza!- Urla subito Melvio alle sue amiche, mentre fa per afferrare con forza le ruote della sua carrozzina, prendendo poi, subito, a spingere come un forsennato.


Così, in men che non si dica, il giovanotto riesce ad arrivare giù nell’atrio e cercando di mantenere il più possibile la calma, prende immediatamente a mettere in pratica, una dopo l’altra, tutte le manovre imparate durante i corsi di primo soccorso che aveva deciso di seguire, neanche molto tempo fa, proprio al centro disabili.

Per fortuna, poco dopo, arriva anche l’ambulanza e così, dando seguito all’ottimo lavoro già iniziato da Melvio, medico e paramedici prendono subito a darsi da fare, riuscendo in men che non si dica, a rianimare del tutto il povero signor Mattinio.
-Che è successo?- chiede allora lui, dopo aver riaperto gli occhi.


-Ha avuto un piccolo attacco di cuore ma può star tranquillo perché adesso va tutto bene- gli risponde il dottore, cercando di rassicurarlo.

-Quel maledetto zoppo del primo piano e il suo schifoso posto riservato…- aggiunge però, subito, il signor Mattinio, parlando comunque un po' a fatica -spero, almeno, che sarà contento d’esser finalmente riuscito a farmi scoppiare il cuore!-
Il dottore scuote un po’ il capo, dopodiché, facendo per girarsi dall’altra parte gli dice:
-Ma veramente, se parla di questo signore con la carrozzella, le devo dire che è stato proprio lui a…-
Le parole, però, finiscono per morirgli letteralmente in bocca perché lì dietro, adesso, non c’è proprio più nessuno.


Un attimo dopo, nel glaciale, pesante silenzio di quel grande androne vuoto, si sente risuonare il piccolo, leggero crepitio d’un paio di ruote che girano lente e poi solo un veloce, sordo rumore, tipico d’una porta che viene garbatamente richiusa con calma.


Il signor Mattinio, dunque, solleva un po’ il capo ma l’unica cosa che riesce a vedere, aguzzando lo sguardo, è la tenue ma brillante lucina d’un piccolo display che, in maniera forte e perentoria, continua a mostrare a tutti che l’ascensore, adesso, è fermo proprio lì, al “ piano primo “ di quel vecchio palazzotto di periferia.


Fai evolvere la tua mente.



Nìm

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