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Un passo, poi un altro e un altro ancora.
Sembra incredibile ma stanotte a spezzare il silenzio, in questo pezzo di lungotevere, c’è solo un piccolo, sordo suono di tacchi che continuano a venire avanti, lenti e perfettamente a tempo, quasi come volessero accompagnare l’incessante, ritmato picchiettio della pioggia sui sampietrini.
C’è un uomo lì e cammina lentamente sotto l’acqua; non ha ombrello né cappello o impermeabile.
Parla da solo, sottovoce, con un tono così calmo e suadente che pare quasi stia cantando per qualcuno d’assai importante.
“Stanotte è per te e se non tornerò domani è lo stesso”, mormora pian-piano mentre pensa che la sua vita, forse, è stata tutta sbagliata e che magari farebbe meglio a chiuderla qui, buttando tutto nel cesso.
“Vai avanti, non piangere!” urla poi l’uomo stringendo nel pugno un biglietto pieno di tante parole che, oramai, non si possono più leggere. Parole portate via, cancellate e stinte, un po' dalla pioggia e un po' dal calore della rabbia.
“È inutile, tanto io rifarei tutto.” dice poi, a denti stretti, mentre cerca di pensare, d’immaginare cosa mai resterebbe di tutto ciò che è stato se adesso, davvero, lui decidesse di mandare in fumo ogni cosa.
D’improvviso il passo si ferma e lo sguardo prende a girare tutt’attorno, per Roma.
Questa è veramente l’ultima notte qui, sotto questo cielo immenso?
I pugni si stringono ancora di più e un sorriso, amaro e strafottente appare sul volto.
“Certo che sarebbe anche più facile riuscire ad amare se, in qualche modo, riuscissi a scoprire qual è la cura, eh?” proclama l’uomo, ridacchiando nervosamente e allargando le braccia.
“E allora abbracciami Roma!” urla poi, gettando lo sguardo, di qua e di la, su ogni vicolo, ogni strada e ogni muro di quel maledetto pezzo di lungotevere.
Niente, nessun calore, nessun sollievo, il nulla del nulla.
“Vabbè, fa lo stesso; perché tanto non cambierò la vita che ho scelto…” continua a dire dunque, tra sé e sé, mentre prende a pensare, a sognare di poter tornare nuovamente lì, a Trastevere all’alba, solo per poter riuscire a cantare una nuova, fortissima serenata per quel qualcuno che continua ad essere “veramente importante”; sì, solo per quel qualcuno che l’ha sempre aspettato e che magari gli potrà dire, ancora una volta, “torna presto, amor”.
Un attimo, poi un altro e un altro ancora.
In un solo istante sembra sia cambiato proprio tutto e così, quell’uomo un po' bambino d’improvviso s’è fatto grande.
La nebbia fitta e scura che teneva cuore e mente orribilmente intrappolati, ciechi e senza speranza, pare esser come svanita nel nulla, senza lasciar traccia, letteralmente spazzata via da una sola nuova, fortissima emozione.
“Cosa resterà di me se adesso mando tutto in fumo, se adesso non verrò da te?” sussurra ora l’uomo, giusto con un filo di voce, proprio mentre il cuore sembra voler essere lì-lì per scoppiargli dentro al petto.
Già, cosa mai potrà restare quando non ci sarà più nessuno e quando non ci sarà neanche un posto per potersi addormentare al sicuro.
È davvero solo un attimo e così, intanto che il rumore dei tacchi sui sampietrini ricomincia a farsi sentire forte, gli occhi paiono illuminarsi d’una strana, nuova luce nera e tagliente.
“Sarebbe facile amare se conoscessi la cura” si sente dunque, ancora una volta, urlare lì, sul lungotevere, questa notte.
E allora, sì, alla fine di tutto, abbracciami Roma prima d’addormentaci stasera!
Nìm