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Polvere fatta di tempo perduto.
Carta che brucia in su la stella d’un cielo brunito e sporco di pezzi di gioia malcelata.
Martirio della carne e spazio dismesso dalle ceneri speziate d’un bordello.
Il pizzico di dolore è ben accetto e, anzi, vince il desiderio di poterlo strappare, ben decisi, dal cuore.
Svolta la scena muta ogni pazzia intanto che la notte sposta ogni ombra qualche metro più in la.
Il silenzio spara i suoi colpi con il vecchio spazzino calvo e senza nome che pian-piano sceglie chi è l’eletto.
Salti tripli, discinte scelte e smadonnamenti colmi di tristezza.
È un cerchio vivo che fa saltare ogni speranza e cuoce viva la violenza.
Così c’è da sparire, volare, svitare e sciogliere le manie che tengono stetti i desideri.
E poi, sì, si deve partire per correre fino in mezzo a quella strana tempesta di follia che spazza e spezza ogni pensiero.
È questo il treno di quei desideri che cantando forte scegli di seguire.
Mostrati, dunque, fiero e barda quel maledetto cavallo d’acciaio che tieni legato al cuore di legno così che ogni colpo possa tornare indietro e la pessima strada finisca per essere subito sotterrata da qualcosa d’essenziale e ruvido come la cartavetra.
È questo il mondo che t’aspetti per te stesso.
Sarà questo, allora, ciò che desidererai aver sempre vissuto.
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